venerdì 28 gennaio 2022

Violet e il libro proibito Kelly Barnhill

 Ciao Lettor3,


bentrovati su questi schermi, quella di oggi è una recensione alla quale tengo particolarmente, perchè Violet e il libro proibito, è stata una lettura sorprendentemente bella sotto molti punti di vista. Anzi la parola chiave che serve a descrivere meglio questo testo, penso sia proprio: Innovazione.

Parto subito con il dire che si colloca nell'ambito della narrativa per ragazzi, con età di lettura 10+ ma sono certa che anche persone diversamente giovani, come la sottoscritta, saranno in grado di apprezzare questa storia dal sapore fiabesco. 

Intanto vi lascio la trama così da potervi fare un'idea di quello di cui andremo a parlare più avanti:


Nelle fiabe, tutte le principesse sono bellissime, i draghi orrende e spietate creature e le storie… semplici e innocue storie. Ma questa non è affatto una fiaba come le altre. Nel regno di Andulan, la figlia del re si chiama Violet. È una ragazzina solitaria, con gli occhi di colore diverso e una massa di ricci che le nasconde la faccia. Si vede brutta, e questo la rende insicura. C’è solo un momento in cui non si sente sbagliata: quando racconta storie. Perché Violet è una lettrice voracissima e una voracissima narratrice di favole. Se apre bocca rapisce tutti, dalle dame di corte al più umile dei servitori. Quando insieme al suo migliore amico, Demetrius, trova nei sotterranei del castello un misterioso libro, è convinta di aver scoperto una miniera di storie che cambierà la sua vita. E la sua vita cambia, ma non come aveva immaginato… Dal polveroso tomo si leva la voce spaventosa di una divinità dimenticata, che inizia a sussurrare ai servitori, alle ancelle, al popolo, ammaliando l’intero reame. Ammalia il re, offrendogli l’opportunità di catturare l’ultimo drago sopravvissuto. E ammalia la principessa Violet, con l’illusione di renderla bellissima. Ma ogni parola sussurrata dal libro proibito ha un prezzo, e tremende conseguenze. E Violet, per salvare il regno, dovrà trovare il modo di ascoltare solo le voci amiche, e di raccontare l’unica storia che potrà guarire il suo mondo.


L'ambientazione ricalca moltissimo quella delle classiche fiabe. Tutto, o quasi, si svolge all'interno di un castello che ha la particolarità di mutare la disposizione delle proprie stanze o dei corridoi, nascondendo passaggi segreti di ogni sorta. Il world building è volutamente reso con i classici topoi fiabeschi, poichè è quello che poi farà da contrasto e farà emergere ancor di più la particolarità di questa storia. Anche se, leggendo leggendo, anche l'ambientazione assumerà delle sfumature nuove, ampliandosi fino ad abbracciare lo schema del multiverso, che è sicuramente qualcosa di innovativo abbinato al genere fantastico.

Sono i personaggi il punto di forza di questa storia in quanto completamente in antitesi a quelli a cui siamo solitamente abituati: Violet è una pricipessa diversa in tutto e per tutto dal solito. Molto curiosa, coraggiosa e ardita ha la particolarità di non essere bella con l'asimmetria del suo viso, un occhio diverso dall'altro ed i capelli crespi. Inizialmente non si fa condizionare dalla particolarità del suo aspetto, ha due genitori che la amano, un caro amico e tutto l'affetto del suo popolo. Tutto cambia quando nel raccontare una storia che ha come protagonista una principessa "brutta", il suo mentore le fa notare che le principesse non possono essere brutte, altrimenti non sono principesse. Da qui in poi Violet inizia a guardare il suo riflesso nello specchio, e a porsi domande in merito al suo valore in quanto induviduo. A volte trova spiegazioni razionali e si fa forte del fatto che l'aspetto fisico non possa incidere sul suo carattere, altre invece, si fa trascinare dalle aspettative e dagli standard che la società si aspetta da lei. Una bella chiave di lettura da sottoporre ad un pubblico giovane, per arginare il problema dell'impatto che i social e la loro finzione hanno sulla vita dei ragazzi, un modo per concretizzare il fatto che non tutto è come sembra, ma soprattutto aiuta a comprendere che essere diversi non vuol dire essere sbagliati.

Violet non è di certo la prima principessa coraggiosa che incontriamo, anche la Disney, famosa per aver prodotto esempi non esattamente sani, si sta pian piano adeguando al concetto che il coraggio, l'avventatezza, la sfontatezza non sono caratteristiche legate al genere. Lei però è la prima principessa brutta, consapevole e fiera del suo aspetto, nella quale ho avuto il piacere di imbattermi.

Gli altri personaggi non sono da meno, perchè nel racconto di Barnhill nulla è come sembra: abbiamo un re bonario amante della scienza che preferisce gestire i conflitti con il dialogo e non con la forza, un drago fifone, che di cattivo e spietato ha ben poco, un giovane stalliere che ama gli animali, li comprende e fa di questi sentimenti il suo punto di forza, Dei buoni, ma anche Dei malvagi e costretti alla servitù.

Un altro bellissimo aspetto di questo libro è che sia davvero tanto tanto inclusivo, fra le fila dell'esercito di Alandi ci sono guerriere e guerrieri, falconiere, generalesse. Ancora una volta, il genere non prevarica sulle capacità dell'individuo, per cui è facile imbattersi in donne vestite di ruoli che da sempre sono stati ricoperti da figure maschili.

Se proprio si deve trovare un difetto a questo libro, è il fatto che le illustrazioni non sono state molto rappresentative della storia, si parla di una principessa brutta, ma nella rappresentazione che ne fa Iacopo Bruno, non si colgono aspetti importantissimi della caratterizzazione dei personaggi.

Questo per me è stato abbastanza disturbante, ma di certo non ha sminuito quella che è stata una lettura bella ed appassionante sotto moltissimi punti di vista.

Ringrazio la DeAgostini per la copia omaggio e Francesca di https://coffeeandbooksgirl.blogspot.com/ per aver organizzato l'evento.






giovedì 13 gennaio 2022

Perché il Re degli Elfi odiava le storie - Holly Black


Bentornatə lettorə,

Con questo articolo diamo ufficialmente inizio ad un nuovo anno insieme su questo blog, nella speranza di potervi ancora fare compagnia con le mie recensioni augurandomi che possano essere un po' più positive di quelle scritte durante l'anno scorso.

Direi che iniziare con Holly Black il mio 2022 é stata una buona scelta. Reduce da un forte blocco del lettore, ho letto la trilogia The Folk of the air (Il principe Crudele, Il Re Malvagio e La Regina del nulla) per cercare di uscire in qualche modo da questa crisi mistica, e devo dire che sono davvero rimasta piacevolmente colpita dalla saga, che immaginavo essere molto più trash e invece...sorpresa!

Per cui quando grazie ad Ambra di Paranormal books lover mi si é presentata l'occasione di leggere in anteprima questo spin off sul Re degli Elfi alias Cardan, non me la sono fatta sfuggire.

Perché il Re degli Elfi odiava le storie, é un libriccino illustrato meravigliosamente da Rovina Cai, e strutturato come se fosse una raccolta di novelle che raccontano gli episodi salienti della vita di Cardan da quando era bambino finché non é stato incoronato Re, andando anche oltre, regalandoci qualche scorcio della vita dei sovrani dopo la fine degli eventi raccontati nell'arco della trilogia.

É un libro che io ho apprezzato davvero molto, perché mi ha aiutata a comprendere meglio la natura di questo personaggio che sembrava essere il classico cattivo per i fini di trama ma senza motivi reali, invece grazie a questa appendice scopriamo come sono avvenute le vicende dal suo punto di vista.

Questo libriccino si legge in un soffio grazie al fatto che i vari episodi sono stati narrati come fossero delle fiabe, quindi non utilizzando la prima persona singolare, che ha disturbato non poco la lettura della trilogia, poichè una scelta narrativa che, personalmente, non trovo di mio gusto in quanto molto limitante sotto vari punti di vista.

Impossibile inoltre non spendere una parola di elogio per le illustrazioni, che si sposano benissimo con l'atmosfera che la Black ricrea e con l'idea che mi ero fatta immaginando i nostri cari Jude e Cardan.

Insomma una chicca che gli appassionati di questa saga non possono assolutamente perdersi.

Ringrazio Mondadori per la copia e ne approfitto per segnalarvi qui di sotto gli altri blog che hanno dedicato un articolo a questa nuova uscita.

Alla prossima!

martedì 28 dicembre 2021

The furry thing Kamwei Fong


Ciao lettorə,

Se anche voi siete de* gattarə  sfegatatə, siete nel posto giusto poiché oggi parleremo di The Furry Thing, un catalogo delle opere più simpatiche e famose dell'artista Kamwei Fong, il quale é diventato famoso per le sue rappresentazioni di felini, tanto che anche Uniqlo ha utilizzato uno dei suoi gatti come "fashion icon" di una delle sue collezioni.

Inoltre, attualmente, molti dei suoi lavori sono esposti in diverse gallerie d'arte fra cui quelle di Parigi e Taiwan, ma infondo, diciamoci la verità, chi non apprezza i suoi disegni o odia i gatti o mente.

In Italia attualmente, i suoi lavori sono stati pubblicati dalla BeccoGiallo (che ringrazio per la copia omaggio) in un albo che raccoglie alcune delle sue opere più famose e belle.


Ma cosa bisogna aspettarsi aprendo questo libro?

Gatti

Gatti in tutte le loro forme, espressioni, atteggiamenti, attitudini.

Chi, come me, possiede un gatto non può fare a meno di constatare quanto sia stato accurato il lavoro di Fong nel raccogliere, studiare e riportare su carta le vibes che sono in grado di trasmettere questi bellissimi animali attraverso il loro sguardo e la loro posa.

L'artista infatti basa l'efficacia della sua arte sulla semplicità, le sue illustrazioni sono tutte in scale di grigi, bianco e nero e tutti i soggetti ritratti, non hanno altro che corpo orecchie ed occhi, per trasmettere a chi li osserva sensazioni di vario genere.

Semplicità e ricercatezza sono temi ricorrenti nello stile dell'artista che sfrutta l'antichissima tecnica del tratteggio incrociato per riprodurre in maniera singolare forme e volumi. 

Il tratteggio, in genere, è la prima cosa che apprende un artista e viene in genere utilizzata per le bozze dei disegni, per creare un'idea di ciò che poi sarà il chiaroscuro o lo studio del volume dell'opera.
Kamwei Fong invece fa di questa tecnica per le bozze, il suo tratto distintivo. Nel libro infatti, viene spiegato dallo stesso artista, attraverso una sorta di intervista, il making of dei suoi disegni, ed é stato davvero interessante scoprire come sia iniziato il suo percorso.

I suoi "ritratti" felini, sono spesso accompagnati dalle frasi dell'autore che dovrebbero spiegare la provenienza dell'ispirazione.

Che dire ancora? Penso che sia il libro che ogni gattarə che meriti tale titolo, debba possedere nella sua libreria anche solo per collezione.

Spero di avervi incuriositə e se non l'ho fatto io, passate dalle mie colleghe che sicuramente sapranno accattivarvi.

Alla prossima!

venerdì 17 dicembre 2021

Intervista a Caterina Costa


Ciao Caterina, prima di iniziare vogliamo ringraziarti per il tempo che ci dedicherai e farti i complimenti per
il tuo lavoro.
La prima domanda che vogliamo farti è la seguente:
- Come mai hai deciso di suddividere ogni storia in una striscia di quattro quadrati? E’ un formato che ti è
stato richiesto da altri o da esigenze esterne, o che hai deciso tu in maniera indipendente?

Forse mi sono involontariamente ispirata ad altri webcomic che ho visto negli anni, ma la ricordo
come una scelta molto naturale. Inoltre, postando su Instagram, questa struttura rende molto più
facile la condivisione dei miei lavori, perché la somma delle vignette quadrate è sempre un
quadrato.

- La forza del tuo lavoro è anche nella sua brevità, ma hai mai pensato di creare una storia molto più lunga,
magari una graphic novel completa, partendo da una o più strisce?

È sicuramente qualcosa che mi piacerebbe molto fare! Il primo esperimento con storie più lunghe è
stato con il mio primissimo libro, Vita da Pomodoro, un’antologia realizzata insieme ad altre 6
fumettiste.
È stato molto difficile per me scrivere qualcosa di più lungo, perché in genere nei miei lavori cerco
sempre di trasmettere un’emozione, una sensazione, un concetto, e per questo tipo di
comunicazione la vignetta breve è ciò che più mi è congeniale.
Al momento sto cercando di leggere più fumetti e di imparare a narrare storie più lunghe, perché
penso che potrei farne qualcosa di bello!

- Ci racconti la tua esperienza dell’Inktober e di cosa ti ha insegnato come fumettista? In futuro pensi che
parteciperai nuovamente all’evento?

Per me l’Inktober del 2018 è stato la svolta, mi ha cambiato la vita.
È iniziato tutto come un gioco, un esperimento, ma mi ha portato tante cose fantastiche.
Ho deciso di fare un fumetto al giorno anziché un’illustrazione e ho scoperto la mia vocazione!
Intanto mi ha fatto capire che sono in grado di produrre tanto in poco tempo, perché le parole a cui
ispirarsi uscivano il 1 ottobre e ogni giorno c’era una nuova parola da usare, io all’epoca andavo in
università tutti i giorni e da pendolare tornavo spesso a casa verso le 20. Però ce l’ho fatta! Ogni
sera mi mettevo lì e creavo i miei fumetti.
È stato anche l’inizio del mio successo su internet, perché dai miei fumetti per l’Inktober è arrivata
la prima ondata di lettori su Instagram.
Penso parteciperò ogni anno e spero di riuscirci ancora!

- Abbiamo notato che molti colori – ad esempio il giallo - sono ricorrenti: c’è un criterio particolare dietro
questa scelta? E quali tecniche e/o strumenti grafici usi per creare i tuoi disegni?

La scelta di usare il giallo è stata casuale, è sempre stato uno dei miei colori preferiti.
Disegnando e sperimentando mi sono accorta che stava meglio di altri colori come sfondo, faceva
risaltare le immagini in primo piano e illuminava la scena.
Durante gli anni ho usato diverse tecniche, ho iniziato con la china su carta e le Bic, ho usato
Photoshop, Paint Tool Sai, gli acquerelli… Ora uso Procreate su un iPad 2018, che penso sia il
software meglio sviluppato per i disegnatori. Il suo unico problema sono i livelli limitati, però in
confronto a Photoshop o ad altri programmi conosciuti ha dei pennelli meravigliosi e insuperabili.

- Nelle note del tuo libro racconti che il tuo primo approccio al mondo dei fumetti sono stati i cartoni
animati che vedevi da piccola: quali erano i tuoi preferiti? E oggi, invece, quali sono le tue fonti di ispirazioni
principali?

Il primissimo che ho iniziato a ridisegnare penso sia stato Futurama, sapevo tutti i personaggi a
memoria e i miei compagni di classe mi chiedevano sempre di disegnarli per loro.
Poi A tutto Reality, che è stato il cartone animato che mi ha fatto iniziare a disegnare in digitale.
Avevo un gruppo di amici a distanza, nato su Facebook, in cui ognuno si creava il suo personaggio in
stile ATR e insieme giocavamo e ci sfidavamo a gare di disegno. È iniziato tutto da lì!
Oggi invece non ho più un’ispirazione precisa, ormai il mio tratto e il mio stile sono abbastanza
radicati da non aver bisogno di copie così fedeli. Questo non significa che abbia smesso di
sperimentare!
Spesso mi piace provare a cambiare stile, fare qualcosa di più cartoon o di più realistico, cambiare il
tratto e i colori… solo che ora sono tutti esperimenti che partono da me.

- Ti piace la cultura giapponese, nello specifico i manga e gli anime? E, invece, nel panorama italiano c’è
qualche fumettista che ti ha ispirato o che ti senti di consigliare?

Da bambina guardavo tanti anime e leggevo qualche manga, ho avuto un periodo attorno agli 11
anni in cui ho provato a ricrearne lo stile ma non faceva per me. Ho iniziato a creare fumetti per
puro caso, sono sempre stata interessata sia all’animazione che all’illustrazione e il fumetto è ciò
che univa queste due tecniche al meglio. Quindi non ci sono veri spunti a cui mi sia ispirata, non
sono mai stata una grande lettrice di fumetti (anche se di fiera in fiera mi è venuta sempre più
voglia di iniziare) fatta eccezione per Dylan Dog e W.I.T.C.H..

- Hai dei nuovi progetti in lavorazione? Cosa ti piacerebbe creare prossimamente? Ci puoi dare qualche
anticipazione o è ancora tutto segreto?

Per il momento sono abbastanza ferma, fatta eccezione per la mia piattaforma su Webtoon che è
stata appena aperta e mi sta portando molte soddisfazioni!
Spero di avere presto qualche progetto nuovo!

venerdì 26 novembre 2021

Io, i miei mostri e me Caterina Costa alias Cheit.jpg recensione


Ciao Lettor3,

Bentrovat3 su questi schermi, quella che state per leggere oggi penso sia la recensione più difficile che io abbia mai scritto. 

Chi mi segue di solito, sa che io scrivo sempre in maniera estremamente oggettiva, cosa che oggi purtroppo mi viene difficile da fare, perché la raccolta di Cheit.jpg é un qualcosa che più che essere letto va sentito.

L'opera é una raccolta di tavole quasi tutte composte da quattro riquadri, che tratta dei temi più disparati: amore, amicizia, paura, ansia, depressione, abbandono.
Un'insieme di sentimenti che appartengono ad ognuno di noi, e che l'autrice disegna come in una sorta di diario dell'anima, un viaggio fatto di sensazioni comunicate attraverso delle illustrazioni, semplici ed essenziali.

L'idea di Caterina é stata proprio quella di mettersi su carta dimodo che chi intraprenda questo viaggio sulle montagne russe della sua psiche si senta in qualche modo compreso.
É difficile infatti non ritrovarsi in qualcuna delle sue tavole, perché sono emozioni che chiunque ha provato almeno una volta nella vita, e la sensazione che si ha sfogliando queste pagine, é proprio quella di un abbraccio caloroso che fa sentire meno soli.


Prevalenti sono le rappresentazioni di sentimenti negativi, ma c'è anche una buona dose di cose positive, concetto che riprende anche nella scelta dei colori utilizzati che si alternano tra grigi scuri e freddi, e gialli ed arancioni caldi.

Come dicevo all'inizio, questo è un libriccino che non va spiegato, va aperto ed osservato, perché, un po' come accade per le macchie di Rorschach, ognuno sarà in grado di vederci qualcosa di diverso.

Ringrazio l'editore BeccoGiallo per la copia omaggio e Valeria di @_apleceforustoread per aver organizzato il review party.

Di seguito trovate gli altri blogger che hanno partecipato all'iniziativa. 

Virtual Hugs e alla prossima!

martedì 23 novembre 2021

Darius, va tutto bene (forse) di Adib Khorram recensione



Ciao Lettor3,

Il libro di cui parleremo oggi, é una nuova uscita di Rizzoli, che ringrazio per avermi inviato una copia omaggio per partecipare al review party organizzato da Francesca di Coffee and books.

Testi come questo non sono difficili da trovare, tratta di tematiche molto attuali, come l'ansia, la depressione, l'asocialità, ma ha comunque alcuni aspetti che lo contraddistinguono e lo rendono interessante. Di seguito vi lascio la trama in modo che possiate farvi un'idea:

Darius Kellner ha sedici anni, vive a Portland ed è mezzo persiano da parte di madre, ma sa più il klingon di Star Trek che il farsi, e conosce meglio le usanze degli Hobbit che quelle persiane. Ora, il suo primo viaggio in Iran sta per rivoluzionargli la vita.
Darius non è esattamente quello che si dice un ragazzo popolare a scuola: farsi accettare per quello che è non è mai stato semplice ed è convinto che in Iran sarà lo stesso. Ma quando abbraccia per la prima volta la nonna e incontra Sohrab, il ragazzo della porta accanto, tutto cambia. I due cominciano a trascorrere insieme le giornate giocando a calcio, mangiando faludeh e parlando per ore su un tetto, il loro posto segreto con vista sulla città di Yazd. Sohrab e la sua famiglia persiana lo chiamano Dariush, e lui non si è mai sentito se stesso come in quel momento: per la prima volta nella vita sente che forse, forse, le cose dopotutto potrebbero davvero andare bene per lui...

Come facilmente deducibile dalla trama il personaggio di Darius e la sua personalità sono il fulcro della storia. La narrazione in prima persona singolare senza narratore esterno, lo rende un viaggio nella psiche di questo ragazzo, che Adib Khorram mette completamente a nudo per il lettore, che si troverà ad affrontare i dilemmi e le paure del giovane da una prospettiva estremamente personale. Le tematiche affrontate sono abbastanza classiche, Darius é un ragazzino bullizzato a causa del suo aspetto fisico e per il suo essere un persiano frazionario, soffre di depressione, é asociale e refrattario al confronto con i propri genitori, che vede un po' come degli estranei. Fin qui nulla di nuovo insomma. La parte che rende diverso questo libro é l'ambientazione, ci si sente arricchiti perché insieme a Darius, si effettua un vero e proprio viaggio nella cultura Persiana, che il lettore imparerà a conoscere poco alla volta insieme a lui durante il suo viaggio in Iran, la patria di sua madre.

Usi, costumi, e correnti di pensiero sono un vero piacere da leggere e scoprire, soprattutto perché attualmente abbiamo tutti bisogno di conoscere un po' di più questa cultura, che spesso viene vista con diffidenza. Esplorandola grazie agli occhi di un ragazzo, tutto viene semplificato e avvolto dall'ingenuità del suo sguardo tutto appare bellissimo.

Quello che poco si apprezza é la ripetitività di determinati concetti, come ad esempio la passione di Darius per il Thè di pregio, il suo rapporto con il padre, il fatto che non parla il farsi, e che non sappia come rapportarsi alla sua famiglia persiana. Questo rende la lettura pesante e spesso noiosa. Probabilmente l'autore pensava di accentuare e sottolineare il fatto che Darius soffra di depressione poiché comunque, le persone affette da questo tipo di problematica, tendono a rincorrere sempre gli stessi pensieri, ma tutto ciò sicuramente a scapito della scorrevolezza della storia.

In conclusione, mi sento di consigliare questa lettura a chi desidera un'ambientazione sicuramente diversa dal solito, e a chi ha bisogno in qualche modo di sentirsi compreso, perché il personaggio di Darius ha talmente tante sfaccettature che sicuramente sarà facile trovarne una nella quale riconoscersi.

Qui sotto trovate il calendario con i blog che partecipano all'evento. Se volete farvi un'idea completa, passate anche da loro. 

Alla prossima!




venerdì 19 novembre 2021

La Vite dei Santi Leigh Bardugo recensione

Ciao Lettor3, 

Siamo oggi qui riuniti per una recensione de La Vita dei Santi di Leigh Bardugo, un bellissimo libriccino che fa da compendio alla blasonata Grisha Trilogy, in cui questo oggetto gioca un ruolo molto importante.

É infatti proprio questo testo che viene donato ad Alina dall'Apparat all'interno del quale sono racchiuse le storie della vita dei santi della religione praticata dai Grisha, fra cui anche la storia di Sankta Ilia, che sarà molto importante ai fini della trama della saga, che se non avete ancora letto, vi invito caldamente a farlo.

Per quanto riguarda il libro de Le Vite dei Santi che ci propone Mondadori, é la copia esatta di quello che si vede apparire anche nella serie TV.
All'interno contiene delle stupende illustrazioni ad opera di Daniel Zollinger Che sembrano davvero degli affreschi del 500'

Ognuno dei racconti qui contenuti, é una piccola meraviglia, Bardugo non si smentisce e riesce ad emozionare anche solo attraverso storie lunghe pochissime pagine.

É incredibile come riesca in un modesto numero di righe a delineare ambientazioni chiare e precise, ma soprattutto quanto sia abile nel farci affezionare subito ai personaggi, verso i quali é impossibile non provare empatia e trasporto.

Fra le storie che più mi sono piaciute, sicuramente mi sento di annoverare quella di Sankta Marghareta, che porta in salvo dei bambini da un demone, e quella di Sankta Lizabeta che salva il suo villaggio dall'invasione di un esercito, nonostante non venga creduta dai suoi compaesani, e per di più non le viene neppure riconosciuto il merito dell'impresa.

I messaggi che Bardugo cerca di veicolare attraverso queste storie sono molteplici, ma sicuramente quello che si ritrova più spesso, è che bisogna sempre essere fiduciosi.

Piccolo Alert: se non avete ancora letto King of Scar magari fatelo prima di leggere questo compendio perché può contenere qualche piccolo spoiler. 

Ringrazio Mondadori per la copia digitale e Alessandra di Raggyword per l'organizzazione dell'evento.

Vi lascio la locandina dove potrete trovare gli articoli di altri blogger inerenti a questo libro e molto altro.