giovedì 13 gennaio 2022

Perché il Re degli Elfi odiava le storie - Holly Black


Bentornatə lettorə,

Con questo articolo diamo ufficialmente inizio ad un nuovo anno insieme su questo blog, nella speranza di potervi ancora fare compagnia con le mie recensioni augurandomi che possano essere un po' più positive di quelle scritte durante l'anno scorso.

Direi che iniziare con Holly Black il mio 2022 é stata una buona scelta. Reduce da un forte blocco del lettore, ho letto la trilogia The Folk of the air (Il principe Crudele, Il Re Malvagio e La Regina del nulla) per cercare di uscire in qualche modo da questa crisi mistica, e devo dire che sono davvero rimasta piacevolmente colpita dalla saga, che immaginavo essere molto più trash e invece...sorpresa!

Per cui quando grazie ad Ambra di Paranormal books lover mi si é presentata l'occasione di leggere in anteprima questo spin off sul Re degli Elfi alias Cardan, non me la sono fatta sfuggire.

Perché il Re degli Elfi odiava le storie, é un libriccino illustrato meravigliosamente da Rovina Cai, e strutturato come se fosse una raccolta di novelle che raccontano gli episodi salienti della vita di Cardan da quando era bambino finché non é stato incoronato Re, andando anche oltre, regalandoci qualche scorcio della vita dei sovrani dopo la fine degli eventi raccontati nell'arco della trilogia.

É un libro che io ho apprezzato davvero molto, perché mi ha aiutata a comprendere meglio la natura di questo personaggio che sembrava essere il classico cattivo per i fini di trama ma senza motivi reali, invece grazie a questa appendice scopriamo come sono avvenute le vicende dal suo punto di vista.

Questo libriccino si legge in un soffio grazie al fatto che i vari episodi sono stati narrati come fossero delle fiabe, quindi non utilizzando la prima persona singolare, che ha disturbato non poco la lettura della trilogia, poichè una scelta narrativa che, personalmente, non trovo di mio gusto in quanto molto limitante sotto vari punti di vista.

Impossibile inoltre non spendere una parola di elogio per le illustrazioni, che si sposano benissimo con l'atmosfera che la Black ricrea e con l'idea che mi ero fatta immaginando i nostri cari Jude e Cardan.

Insomma una chicca che gli appassionati di questa saga non possono assolutamente perdersi.

Ringrazio Mondadori per la copia e ne approfitto per segnalarvi qui di sotto gli altri blog che hanno dedicato un articolo a questa nuova uscita.

Alla prossima!

martedì 28 dicembre 2021

The furry thing Kamwei Fong


Ciao lettorə,

Se anche voi siete de* gattarə  sfegatatə, siete nel posto giusto poiché oggi parleremo di The Furry Thing, un catalogo delle opere più simpatiche e famose dell'artista Kamwei Fong, il quale é diventato famoso per le sue rappresentazioni di felini, tanto che anche Uniqlo ha utilizzato uno dei suoi gatti come "fashion icon" di una delle sue collezioni.

Inoltre, attualmente, molti dei suoi lavori sono esposti in diverse gallerie d'arte fra cui quelle di Parigi e Taiwan, ma infondo, diciamoci la verità, chi non apprezza i suoi disegni o odia i gatti o mente.

In Italia attualmente, i suoi lavori sono stati pubblicati dalla BeccoGiallo (che ringrazio per la copia omaggio) in un albo che raccoglie alcune delle sue opere più famose e belle.


Ma cosa bisogna aspettarsi aprendo questo libro?

Gatti

Gatti in tutte le loro forme, espressioni, atteggiamenti, attitudini.

Chi, come me, possiede un gatto non può fare a meno di constatare quanto sia stato accurato il lavoro di Fong nel raccogliere, studiare e riportare su carta le vibes che sono in grado di trasmettere questi bellissimi animali attraverso il loro sguardo e la loro posa.

L'artista infatti basa l'efficacia della sua arte sulla semplicità, le sue illustrazioni sono tutte in scale di grigi, bianco e nero e tutti i soggetti ritratti, non hanno altro che corpo orecchie ed occhi, per trasmettere a chi li osserva sensazioni di vario genere.

Semplicità e ricercatezza sono temi ricorrenti nello stile dell'artista che sfrutta l'antichissima tecnica del tratteggio incrociato per riprodurre in maniera singolare forme e volumi. 

Il tratteggio, in genere, è la prima cosa che apprende un artista e viene in genere utilizzata per le bozze dei disegni, per creare un'idea di ciò che poi sarà il chiaroscuro o lo studio del volume dell'opera.
Kamwei Fong invece fa di questa tecnica per le bozze, il suo tratto distintivo. Nel libro infatti, viene spiegato dallo stesso artista, attraverso una sorta di intervista, il making of dei suoi disegni, ed é stato davvero interessante scoprire come sia iniziato il suo percorso.

I suoi "ritratti" felini, sono spesso accompagnati dalle frasi dell'autore che dovrebbero spiegare la provenienza dell'ispirazione.

Che dire ancora? Penso che sia il libro che ogni gattarə che meriti tale titolo, debba possedere nella sua libreria anche solo per collezione.

Spero di avervi incuriositə e se non l'ho fatto io, passate dalle mie colleghe che sicuramente sapranno accattivarvi.

Alla prossima!

venerdì 17 dicembre 2021

Intervista a Caterina Costa


Ciao Caterina, prima di iniziare vogliamo ringraziarti per il tempo che ci dedicherai e farti i complimenti per
il tuo lavoro.
La prima domanda che vogliamo farti è la seguente:
- Come mai hai deciso di suddividere ogni storia in una striscia di quattro quadrati? E’ un formato che ti è
stato richiesto da altri o da esigenze esterne, o che hai deciso tu in maniera indipendente?

Forse mi sono involontariamente ispirata ad altri webcomic che ho visto negli anni, ma la ricordo
come una scelta molto naturale. Inoltre, postando su Instagram, questa struttura rende molto più
facile la condivisione dei miei lavori, perché la somma delle vignette quadrate è sempre un
quadrato.

- La forza del tuo lavoro è anche nella sua brevità, ma hai mai pensato di creare una storia molto più lunga,
magari una graphic novel completa, partendo da una o più strisce?

È sicuramente qualcosa che mi piacerebbe molto fare! Il primo esperimento con storie più lunghe è
stato con il mio primissimo libro, Vita da Pomodoro, un’antologia realizzata insieme ad altre 6
fumettiste.
È stato molto difficile per me scrivere qualcosa di più lungo, perché in genere nei miei lavori cerco
sempre di trasmettere un’emozione, una sensazione, un concetto, e per questo tipo di
comunicazione la vignetta breve è ciò che più mi è congeniale.
Al momento sto cercando di leggere più fumetti e di imparare a narrare storie più lunghe, perché
penso che potrei farne qualcosa di bello!

- Ci racconti la tua esperienza dell’Inktober e di cosa ti ha insegnato come fumettista? In futuro pensi che
parteciperai nuovamente all’evento?

Per me l’Inktober del 2018 è stato la svolta, mi ha cambiato la vita.
È iniziato tutto come un gioco, un esperimento, ma mi ha portato tante cose fantastiche.
Ho deciso di fare un fumetto al giorno anziché un’illustrazione e ho scoperto la mia vocazione!
Intanto mi ha fatto capire che sono in grado di produrre tanto in poco tempo, perché le parole a cui
ispirarsi uscivano il 1 ottobre e ogni giorno c’era una nuova parola da usare, io all’epoca andavo in
università tutti i giorni e da pendolare tornavo spesso a casa verso le 20. Però ce l’ho fatta! Ogni
sera mi mettevo lì e creavo i miei fumetti.
È stato anche l’inizio del mio successo su internet, perché dai miei fumetti per l’Inktober è arrivata
la prima ondata di lettori su Instagram.
Penso parteciperò ogni anno e spero di riuscirci ancora!

- Abbiamo notato che molti colori – ad esempio il giallo - sono ricorrenti: c’è un criterio particolare dietro
questa scelta? E quali tecniche e/o strumenti grafici usi per creare i tuoi disegni?

La scelta di usare il giallo è stata casuale, è sempre stato uno dei miei colori preferiti.
Disegnando e sperimentando mi sono accorta che stava meglio di altri colori come sfondo, faceva
risaltare le immagini in primo piano e illuminava la scena.
Durante gli anni ho usato diverse tecniche, ho iniziato con la china su carta e le Bic, ho usato
Photoshop, Paint Tool Sai, gli acquerelli… Ora uso Procreate su un iPad 2018, che penso sia il
software meglio sviluppato per i disegnatori. Il suo unico problema sono i livelli limitati, però in
confronto a Photoshop o ad altri programmi conosciuti ha dei pennelli meravigliosi e insuperabili.

- Nelle note del tuo libro racconti che il tuo primo approccio al mondo dei fumetti sono stati i cartoni
animati che vedevi da piccola: quali erano i tuoi preferiti? E oggi, invece, quali sono le tue fonti di ispirazioni
principali?

Il primissimo che ho iniziato a ridisegnare penso sia stato Futurama, sapevo tutti i personaggi a
memoria e i miei compagni di classe mi chiedevano sempre di disegnarli per loro.
Poi A tutto Reality, che è stato il cartone animato che mi ha fatto iniziare a disegnare in digitale.
Avevo un gruppo di amici a distanza, nato su Facebook, in cui ognuno si creava il suo personaggio in
stile ATR e insieme giocavamo e ci sfidavamo a gare di disegno. È iniziato tutto da lì!
Oggi invece non ho più un’ispirazione precisa, ormai il mio tratto e il mio stile sono abbastanza
radicati da non aver bisogno di copie così fedeli. Questo non significa che abbia smesso di
sperimentare!
Spesso mi piace provare a cambiare stile, fare qualcosa di più cartoon o di più realistico, cambiare il
tratto e i colori… solo che ora sono tutti esperimenti che partono da me.

- Ti piace la cultura giapponese, nello specifico i manga e gli anime? E, invece, nel panorama italiano c’è
qualche fumettista che ti ha ispirato o che ti senti di consigliare?

Da bambina guardavo tanti anime e leggevo qualche manga, ho avuto un periodo attorno agli 11
anni in cui ho provato a ricrearne lo stile ma non faceva per me. Ho iniziato a creare fumetti per
puro caso, sono sempre stata interessata sia all’animazione che all’illustrazione e il fumetto è ciò
che univa queste due tecniche al meglio. Quindi non ci sono veri spunti a cui mi sia ispirata, non
sono mai stata una grande lettrice di fumetti (anche se di fiera in fiera mi è venuta sempre più
voglia di iniziare) fatta eccezione per Dylan Dog e W.I.T.C.H..

- Hai dei nuovi progetti in lavorazione? Cosa ti piacerebbe creare prossimamente? Ci puoi dare qualche
anticipazione o è ancora tutto segreto?

Per il momento sono abbastanza ferma, fatta eccezione per la mia piattaforma su Webtoon che è
stata appena aperta e mi sta portando molte soddisfazioni!
Spero di avere presto qualche progetto nuovo!

venerdì 26 novembre 2021

Io, i miei mostri e me Caterina Costa alias Cheit.jpg recensione


Ciao Lettor3,

Bentrovat3 su questi schermi, quella che state per leggere oggi penso sia la recensione più difficile che io abbia mai scritto. 

Chi mi segue di solito, sa che io scrivo sempre in maniera estremamente oggettiva, cosa che oggi purtroppo mi viene difficile da fare, perché la raccolta di Cheit.jpg é un qualcosa che più che essere letto va sentito.

L'opera é una raccolta di tavole quasi tutte composte da quattro riquadri, che tratta dei temi più disparati: amore, amicizia, paura, ansia, depressione, abbandono.
Un'insieme di sentimenti che appartengono ad ognuno di noi, e che l'autrice disegna come in una sorta di diario dell'anima, un viaggio fatto di sensazioni comunicate attraverso delle illustrazioni, semplici ed essenziali.

L'idea di Caterina é stata proprio quella di mettersi su carta dimodo che chi intraprenda questo viaggio sulle montagne russe della sua psiche si senta in qualche modo compreso.
É difficile infatti non ritrovarsi in qualcuna delle sue tavole, perché sono emozioni che chiunque ha provato almeno una volta nella vita, e la sensazione che si ha sfogliando queste pagine, é proprio quella di un abbraccio caloroso che fa sentire meno soli.


Prevalenti sono le rappresentazioni di sentimenti negativi, ma c'è anche una buona dose di cose positive, concetto che riprende anche nella scelta dei colori utilizzati che si alternano tra grigi scuri e freddi, e gialli ed arancioni caldi.

Come dicevo all'inizio, questo è un libriccino che non va spiegato, va aperto ed osservato, perché, un po' come accade per le macchie di Rorschach, ognuno sarà in grado di vederci qualcosa di diverso.

Ringrazio l'editore BeccoGiallo per la copia omaggio e Valeria di @_apleceforustoread per aver organizzato il review party.

Di seguito trovate gli altri blogger che hanno partecipato all'iniziativa. 

Virtual Hugs e alla prossima!

martedì 23 novembre 2021

Darius, va tutto bene (forse) di Adib Khorram recensione



Ciao Lettor3,

Il libro di cui parleremo oggi, é una nuova uscita di Rizzoli, che ringrazio per avermi inviato una copia omaggio per partecipare al review party organizzato da Francesca di Coffee and books.

Testi come questo non sono difficili da trovare, tratta di tematiche molto attuali, come l'ansia, la depressione, l'asocialità, ma ha comunque alcuni aspetti che lo contraddistinguono e lo rendono interessante. Di seguito vi lascio la trama in modo che possiate farvi un'idea:

Darius Kellner ha sedici anni, vive a Portland ed è mezzo persiano da parte di madre, ma sa più il klingon di Star Trek che il farsi, e conosce meglio le usanze degli Hobbit che quelle persiane. Ora, il suo primo viaggio in Iran sta per rivoluzionargli la vita.
Darius non è esattamente quello che si dice un ragazzo popolare a scuola: farsi accettare per quello che è non è mai stato semplice ed è convinto che in Iran sarà lo stesso. Ma quando abbraccia per la prima volta la nonna e incontra Sohrab, il ragazzo della porta accanto, tutto cambia. I due cominciano a trascorrere insieme le giornate giocando a calcio, mangiando faludeh e parlando per ore su un tetto, il loro posto segreto con vista sulla città di Yazd. Sohrab e la sua famiglia persiana lo chiamano Dariush, e lui non si è mai sentito se stesso come in quel momento: per la prima volta nella vita sente che forse, forse, le cose dopotutto potrebbero davvero andare bene per lui...

Come facilmente deducibile dalla trama il personaggio di Darius e la sua personalità sono il fulcro della storia. La narrazione in prima persona singolare senza narratore esterno, lo rende un viaggio nella psiche di questo ragazzo, che Adib Khorram mette completamente a nudo per il lettore, che si troverà ad affrontare i dilemmi e le paure del giovane da una prospettiva estremamente personale. Le tematiche affrontate sono abbastanza classiche, Darius é un ragazzino bullizzato a causa del suo aspetto fisico e per il suo essere un persiano frazionario, soffre di depressione, é asociale e refrattario al confronto con i propri genitori, che vede un po' come degli estranei. Fin qui nulla di nuovo insomma. La parte che rende diverso questo libro é l'ambientazione, ci si sente arricchiti perché insieme a Darius, si effettua un vero e proprio viaggio nella cultura Persiana, che il lettore imparerà a conoscere poco alla volta insieme a lui durante il suo viaggio in Iran, la patria di sua madre.

Usi, costumi, e correnti di pensiero sono un vero piacere da leggere e scoprire, soprattutto perché attualmente abbiamo tutti bisogno di conoscere un po' di più questa cultura, che spesso viene vista con diffidenza. Esplorandola grazie agli occhi di un ragazzo, tutto viene semplificato e avvolto dall'ingenuità del suo sguardo tutto appare bellissimo.

Quello che poco si apprezza é la ripetitività di determinati concetti, come ad esempio la passione di Darius per il Thè di pregio, il suo rapporto con il padre, il fatto che non parla il farsi, e che non sappia come rapportarsi alla sua famiglia persiana. Questo rende la lettura pesante e spesso noiosa. Probabilmente l'autore pensava di accentuare e sottolineare il fatto che Darius soffra di depressione poiché comunque, le persone affette da questo tipo di problematica, tendono a rincorrere sempre gli stessi pensieri, ma tutto ciò sicuramente a scapito della scorrevolezza della storia.

In conclusione, mi sento di consigliare questa lettura a chi desidera un'ambientazione sicuramente diversa dal solito, e a chi ha bisogno in qualche modo di sentirsi compreso, perché il personaggio di Darius ha talmente tante sfaccettature che sicuramente sarà facile trovarne una nella quale riconoscersi.

Qui sotto trovate il calendario con i blog che partecipano all'evento. Se volete farvi un'idea completa, passate anche da loro. 

Alla prossima!




venerdì 19 novembre 2021

La Vite dei Santi Leigh Bardugo recensione

Ciao Lettor3, 

Siamo oggi qui riuniti per una recensione de La Vita dei Santi di Leigh Bardugo, un bellissimo libriccino che fa da compendio alla blasonata Grisha Trilogy, in cui questo oggetto gioca un ruolo molto importante.

É infatti proprio questo testo che viene donato ad Alina dall'Apparat all'interno del quale sono racchiuse le storie della vita dei santi della religione praticata dai Grisha, fra cui anche la storia di Sankta Ilia, che sarà molto importante ai fini della trama della saga, che se non avete ancora letto, vi invito caldamente a farlo.

Per quanto riguarda il libro de Le Vite dei Santi che ci propone Mondadori, é la copia esatta di quello che si vede apparire anche nella serie TV.
All'interno contiene delle stupende illustrazioni ad opera di Daniel Zollinger Che sembrano davvero degli affreschi del 500'

Ognuno dei racconti qui contenuti, é una piccola meraviglia, Bardugo non si smentisce e riesce ad emozionare anche solo attraverso storie lunghe pochissime pagine.

É incredibile come riesca in un modesto numero di righe a delineare ambientazioni chiare e precise, ma soprattutto quanto sia abile nel farci affezionare subito ai personaggi, verso i quali é impossibile non provare empatia e trasporto.

Fra le storie che più mi sono piaciute, sicuramente mi sento di annoverare quella di Sankta Marghareta, che porta in salvo dei bambini da un demone, e quella di Sankta Lizabeta che salva il suo villaggio dall'invasione di un esercito, nonostante non venga creduta dai suoi compaesani, e per di più non le viene neppure riconosciuto il merito dell'impresa.

I messaggi che Bardugo cerca di veicolare attraverso queste storie sono molteplici, ma sicuramente quello che si ritrova più spesso, è che bisogna sempre essere fiduciosi.

Piccolo Alert: se non avete ancora letto King of Scar magari fatelo prima di leggere questo compendio perché può contenere qualche piccolo spoiler. 

Ringrazio Mondadori per la copia digitale e Alessandra di Raggyword per l'organizzazione dell'evento.

Vi lascio la locandina dove potrete trovare gli articoli di altri blogger inerenti a questo libro e molto altro.

martedì 16 novembre 2021

Addendum alla proposta di legge di autodeterminazione degli oggetti di Sephira Riva - Recensione

Ciao Lettor3,

Bentornat3 sul mio blog, prendete una bella tazza di caffé e accomodatevi, perché oggi parleremo di Addendum alla proposta di legge di autodeterminazione degli oggetti, un bellissimo racconto lungo scritto da Sephira Riva e pubblicato da Delos Digital, che ringrazio per avermi fornito una copia digitale e per aver organizzato questo Review party.

Di seguito vi lascio una breve sinossi in modo che possiate farvi un'idea di ciò di cui vi parlerò più avanti:

Uno sgangherato laboratorio di ricerca nelle isole Svalbard. Una macchina per il controllo del clima che fa grandinare nei corridoi. Un trio di giovanǝ ricercatorǝ con un incarico impossibile: il reverse engineering di un manufatto extraterrestre, commissionato da alieni incorporei (anzi: alien* incorpore*, perché non conosciamo il loro sesso). Cos’è il reverse engineering? E che aspetto ha un alieno incorporeo? La geniale autrice esordiente Sephira Riva gioca con i topoi della fantascienza e con il linguaggio inclusivo, per raccontarci la storia più surreale mai apparsa su Futuro Presente.

Addendum è un bell'esempio di come la narrativa inclusiva non possa rappresentare un limite, né per chi legge né per chi scrive, e può essere applicata a qualsiasi genere letterario.
Riva non si limita solo all'utilizzo dei caratteri tipici di questa nuova necessità stilistica ossia la ə (o Schwa), l'* o il 3 per neutralizzare l'uso del maschile e del femminile, ma estende il suo abbraccio inclusivo anche ai suoi personaggi.

Nadia, Ahmed, Ena e Paco costituiscono un gruppo di scienziati simpatico ed eterogeneo per nazionalità, genere, corporatura e disagi vari.

Ena é una donna corpulenta di origini greche, Nadia invece é gender fluid qualche mattina si sveglia femmina, altre maschio. Ahmed é un musulmano praticante e neuro-atipico, che pur trovandosi al Circolo Polare Artico, non perde il fuso orario di La Mecca per le sue preghiere, e Paco é quello troppo buono, troppo bello e troppo figo per non essere odiato dai suoi colleghi scienziati.

Ci si affeziona subito a questa banda di matti, perché Riva é stata in grado di renderli estremamente realistici pur facendone quasi una rappresentazione macchiettistica, che per chi invece é del mestiere, non si discosta poi troppo dalla realtà.

Ahmed è musulmano e neuro-atipico. Certe volte si alza di scatto dalla sedia con un grido e gli ci vuole un po’ per calmarsi, perché la sua testa va in loop. Succede nei momenti di forte stress, e loro sono costantemente stressati: hanno contratti della durata di sei mesi, sono in pochi e trascorrono troppe ore di fronte al computer.
(Un gentile bip ogni quindici minuti ricorda di battere le palpebre per evitare la secchezza agli occhi.)

Condisce il tutto un'ambientazione canonica, perché dove si può mai trovate un laboratorio che analizza reperti alieni, se non in in un continente Artico?
Anche se, con piccoli tocchi qua e là, ha anche saputo rendere riconoscibile il world Building da lei ideato.

Lo stile di Riva è ironico e scorrevole, ricchissimo di una varietà di termini tecnici che denotano un'ottima conoscenza della materia di cui si sta parlando, non a caso lei è un'ignegniere chimico e la sua formazione traspare prepotente, rendendo il tutto scientificamente molto accurato.

Un difetto a questo racconto bisogna pur trovarlo, ed è decisamente il fatto di essere troppo breve. La conclusione geniale e divertente, fa venire voglia di averne ancora e lascia il palato della mente del lettore solleticante ma all'asciutto.

Quindi in conclusione, questo racconto breve fa per voi se:

- Volete leggere qualcosa che sia scritto con uno stile inclusivo peró non vi va di affrontare letture ben più lunghe.
- Vi piace l'umorismo stile Gaiman
- Siete ricercatori squattrinati che pensano di essere messi male o stressati per il lavoro.
- Avete voglia di qualcosa di bello, e ben scritto a un piccolo prezzo.

Ringrazio ancora la Delos Digital per questa bellissima opportunità, di seguito trovate una locandina, dove potrete trovare gli altri blogger che vi parleranno di Addendum e qualche bella iniziativa, come ad esempio la diretta sul linguaggio inclusivo che avrà luogo sulla pagina Instagram @moedisia , durante la quale avrete modo di conoscere, Sephira Riva.

A presto e Virtual Hugs a tutt3