martedì 24 maggio 2022

Voce del mare Natasha Bowen

 



Ciao Lettor3,

oggi esce Voce del Mare di Natasha Bowen per Mondadori, che ringrazio per avermi dato la possibilità di leggere in anteprima il testo.

Ci viene presentato come uno dei retelling della Sirenetta di Anderson, anche se i concetti ripresi dalla storia originale sono ben pochi, difatti la riuscita del libro però non è male.

Di seguito vi lascio la trama e successivamente le mie considerazioni:


Un tempo, quando era ancora umana, Simi pregava gli dèi. Ora che è una sirena, una Mami Wata, è al loro servizio, anche se non riesce a rinunciare ai ricordi della sua vita precedente. Il suo compito, come quello delle sue sei sorelle, è di cercare e raccogliere le anime degli uomini e delle donne gettati in mare dalle imbarcazioni cariche di schiavi dirette al Nuovo Mondo; e, dopo averle onorate, fare in modo che possano tornare, benedette, alla loro terra d’origine. Ma un giorno, quando da una di quelle navi viene buttato in acqua un ragazzo ancora in vita, avviene l’impensabile. Simi decide di portarlo in salvo, contravvenendo così a una delle più antiche e inviolabili disposizioni divine. Per fare ammenda, sarà costretta a recarsi al cospetto di Olodumare, il Creatore Supremo, ma per poterlo incontrare, dovrà prima affrontare un viaggio pieno di ostacoli, nel corso del quale incontrerà terre ricche di insidie e creature leggendarie e si ritroverà ancora una volta a sfidare gli dèi, mettendo a rischio non solo il destino di tutte le Mami Wata ma anche quello del mondo così come lo ha conosciuto fino ad allora.


Voce del mare è un libro che nel complesso si presenta davvero molto bene, lo stile della scrittura è molto bello e fluido, il linguaggio utilizzato è sempre molto poetico e sognante e ben si adatta ai toni della storia. 

Si nota fortemente la passione dell'autrice per la cultura africana, tant'è che le pagine sono ricche di preghiere in lingua e di vocaboli che prontamente ci vengono spiegati con delle note a margine sempre molto interessanti e curate.

Le descrizioni sono brevi ma molto vivide, ci si immerge subito nei paesaggi caraibici di cui la Bowen ci racconta. Spiaggie bianche, acque cristalline, alberi di banane, galeoni, tutto contribuisce a creare un'ambientazione interessante, nuova e fresca, che non si limita solo ai paesaggi.

In questa storia ci si imbatte in continui riferimenti al folklore tipico dell'Africa Occidentale e alla religione yoruba, la volontà dell'autrice è quella di ridare lustro alle tradizioni africane che si tende sempre a scaricare nell'oblio. Si ha spesso la sensazione che la cultura di questo continente sia primitiva, che le prime luci di conoscenza si accendano con l'inizio della schiavizzazione, ma così non è.

La Bowen ambienta la sua storia nel XV secolo quando i Portoghesi iniziarono a rapire e vendere le persone di colore come schiavi, e contrappone a queste vicissitudini la cultura spirituale di questo popolo, in cui gli dei diventano fonte di tormento quanto di salvezza, dimodoché non ci si dimentichi che, quello africano, non è un popolo privo di tradizione culturale e religiosa.

La stessa Yemoya la divinità che ha dato vita a Simidele, la protagonista della storia, è una dea marittima, che si diceva combattesse contro gli occidentali che contrabbandavano vite umane,  abbattendo navi, salvando le vite degli schiavi, o riconducendo a casa le anime di coloro che perivano in mare. Ed è su questa credenza che la Bowen crea le Mami Wata, delle sirene che sono nate dalla dea per raccogliere e benedire le anime degli schiavi defunti in mare.

Realtà, religione e immaginazione si mescolano, dando vita ad una storia godibile, leggera ma pregna di significato. I protagonisti e la loro caratterizzazione sono molto canonici, così come anche la struttura del libro, sempre improntata sull'idea del Viaggio, peccato che non abbia osato un pò di più intrecciando la trama in maniera più originale donando così un pò più di carattere al libro.

Pare in ogni caso che la Bowen stia già lavorando ad un sequel, anche se si ha molto da immaginare su ciò che aspetterà i lettori, in quanto il finale di questa storia, non lascia aperti molti canali.

In conclusione si può consigliare Voce del mare a tutti coloro che hanno voglia di leggere qualcosa di leggero ma con dei contenuti interessanti, breve e non eccessivamente impegnativo, con una storia ricca di mitologia africana, e con delle ambientazioni che sono un ottimo preludio alla stagione calda che sta per arrivare.


venerdì 20 maggio 2022

Iron Widow di Xiran Jay Zhao


 Ciao Lettor3,

finalmente è approdata, anche su questi schermi, la recensione di Iron Widow scritto da Zhao Xiran Jay

edito da Rizzoli.

Indubbiamente è un libro particolare e fuori dai soliti schemi, che gli appassionati di manga ed anime mecha (i robottoni alla Mazinga) sapranno in qualche modo apprezzare.

Vi lascio la trama in modo che possiate farvi un'idea e subito dopo troverete le mie considerazioni:


A Huaxia ogni ragazzo sogna di pilotare le Crisalidi, giganteschi robot da guerra mutanti derivati dalle spoglie degli Hundun, alieni animati dal metallo-spirito che da tempo hanno invaso la Terra insediandosi oltre la Grande Muraglia. La massima aspirazione concessa a una ragazza, invece, è quella di diventare la pilota-concubina di qualche famoso combattente, ottenendo una lauta ricompensa per la propria famiglia in cambio quasi sempre della vita, consumata nello sforzo mentale richiesto per supportare il pilota in battaglia. Quando la diciottenne Zetian si offre per il ruolo, ha in mente tutt'altro: il suo scopo è assassinare il celebre pilota responsabile della morte della sorella. Ciò che non ha pianificato, però, è di sopravvivere alla sua vendetta sul campo dimostrando una forza mentale inaudita per una donna, venendo quindi etichettata come Vedova di Ferro, leggendaria figura di pilota donna molto temuta e – non per caso – sconosciuta al popolo che segue ogni combattimento sul proprio tablet. Per domare la sua scomoda ma inestimabile forza mentale, Zetian viene messa in coppia con Li Shimin, il più forte e controverso pilota di Huaxia, che porta sulle spalle l'assassinio della propria famiglia. Ma una volta assaggiato il potere, Zetian non si piegherà tanto facilmente. Non perderà occasione di sfruttare la loro forza e infamia combinate per scampare a un attentato dopo l'altro, finché non riuscirà a capire esattamente perché il sistema dei piloti funziona in modo misogino e a impedire che altre ragazze vengano sacrificate.


Questo è un libro che scorre velocemente, lo stile è fluido, il linguaggio semplice e diretto spesso molto forte, ma sostanzialmente è proprio "forza" la parola con cui si esemplifica l'andamento di questa storia.

Dalla prima all'ultima delle 400 pagine di questo volume, si viene investiti dalla rabbia cieca che pervade Wu Zetian, la protagonista della storia. Il ritmo è incalzante, ogni pagina costringe l'occhio a trascinarsi su quella successiva, anche se comunque si avverte un senso generale di esagerazione.

L'intento dichiarato dall'autrice è quello di raccontare le gesta di un'eroina destinata a diventare leggenda, per cui ogni azione della protagonista, viene gonfiata, esagerata all'inverosimile, sembra che Wu Zetian possa tutto. Questa sensazione di onnipotenza però non è sempre plausibile, rovina quello che è lo spessore psicologico del personaggio che perde del tutto la sua componente umana, la mente è pur sempre quella di una ragazza di 17 anni e dovrebbe averne le caratteristiche, probabilmente questo è l'errore più grave di questo libro, che pregiudica molto la plausibilità degli eventi.

Il worldbuilding è la cosa che lascia subito stupefatti, ci troviamo in un mondo tecnologicamente avanzatissimo, ma estremamente retrogrado rispetto a usi e costumi sociali che ricalcano quelli della Cina medioevale.
A tal proposito è interessante scoprire pezzi della tradizione classica cinese attraverso le esperienze di Wu Zetian, come ad esempio l'uso dello chignon da parte degli uomini, il tipo di vestiario che distingue un nobile da un popolano, l'assurda pratica della deformazione dei piedi delle donne per farli sembrare più piccoli, i così detti "loti d'oro", l'affascinante teoria dello yin e dello yan, tutto questo contribuisce a rendere l'ambientazione vivida.

Il sistema di combattimento delle crisalidi, ossia i macha che la Huaxia utilizza per combattere contro gli Hundun, gli alieni invasori del pianeta, ricalca molto quello classico in cui i poteri di due o più piloti si combinano per muovere il robot. In questo caso la coppia è formata da un uomo e una donna, e durante i combattimenti, quasi sempre il pilota donna soccombe in quanto l'uomo assorbe tutto il qi, la forza spirituale, finchè non viene esaurito portando la cuncubina alla morte.

E' questa pratica che scatena la furia vendicaiva di Wu Zetian, che non ci sta a questa continua sottomissione della donna in tutti gli ambiti. Nella Huaxia infatti le ragazze vengono allevate o per diventare mogli o per diventare pilote concubine e dunque destinate a morte certa. É sicuramente il femminismo il tema principale di questo libro, quello più presente che fa ruotare la trama. Emerge in maniera così potente perché rappresenta lo specchio della situazione femminile che ad oggi c'è in Cina. Le donne non sono ancora considerate al pari degli uomini, e addirittura vengono considerate donne-scarto quelle che prediligono carriera e nubilato al focolaio domestico-familiare. Nella furia di Wu Zetian, si palesa il dissenso dell'autricə per questa condizione in particolare, ma si fa anche portavoce di altre categorie umane ed elementi di inclusività.

Si parla finalmente di una persona disabile senza far passare il messaggio che la sua condizione possa rappresentare un limite, si parla di fisicità, finalmente abbiamo una protagonista in carne e che non si sente in difetto per questo, si parla di poliamore e dell'importanza di non sentirsi discriminati o sbagliati per come si ama.

Insomma é un libro coraggioso, che poco bada alla lingustica e alla sintassi letteraria, Zhao Xiran Jay, ci ha messo dentro tutto il suo dissenso, tutta la sua voglia di rivalsa, e ne ha tirato fuori qualcosa che intrattiene, e fornisce spunti di ragionamento, lungi dall'essere perfetto, ma sicuramente apprezzabile.

venerdì 29 aprile 2022

La Legge dei Lupi Leigh Bardugo


Ciao Lettorə,

Rieccoci oggi a parlare nuovamente della mia tanto amata Leigh Bardugo, pochi giorni fa é uscito per Mondadori il secondo volume della saga dedicata al mio altrettanto amato Nikolai, vale a dire La legge dei lupi.

Sono molto rammaricata però nel raccontarvi che i fasti ai quali Bardugo ci ha abituatə con la dilogia dei corvi, La nona casa e la Grisha Trilogy, ahimè sono assolutamente non pervenuti.

Speravo che questo secondo volume facesse scattare quella scintilla, che fosse ricco di avvenimenti audaci e studiati nei minimi particolari, ma no, nulla di ciò che speravo si é avverato.

Posso dire che ROW (lo abbrevieremo così per comodità) ha un ritmo un po' più incalzante, ma gli eventi che si susseguono sono scontati, prevedibili, noiosi.

E Bardugo ne era più che cosciente mentre scriveva, perché per rendere la situazione più interessante, ha infilato un morto qui e uno lì, ma senza senso, senza una vera ragione se non il pretesto di scatenare nel lettorə un sentimento di costernazione, che però resta fine a se stesso, poiché non aiuta nel coinvolgimento emozionale, non trascina nella storia.

Sembra solo accanirsi nella malasorte di alcuni personaggi, che assolutamente non meritavano tante sofferenze, per esaltarne invece altri che erano altrettanto immeritevoli di cotanta bonarietà.

Questo é ancor più indice del fatto che questa miniserie sia stata scritta per il puro diletto dei suoi fan, e non per servire la storia che aveva così faticosamente costruito.

Non posso dire che siano dei libri scritti male, perché il suo stile resta sempre incantevole, ma mi aspettavo decisamente qualcosa di più della mediocrità da parte di un'autrice che ha saputo incantarmi attraverso le sue parole.


venerdì 15 aprile 2022

Crescent City - La casa di cielo e aria Sara J. Maas


Ciao Lettorə!

Oggi si parla di Sarona J. Maas e del secondo volume della saga di Crescent City ossia la Casa di Cielo e Aria.

Che dire, per quanto mi riguarda questo ed il volume uno di questa serie, sono stati il primo approccio alla scrittura di questa autrice così acclamata e allo stesso tempo criticata.

La Casa di Cielo e Aria non si esime dallo stile di scrittura solito della Maas, ricco di incongruenze, salti pindarici, personaggi che appaiono, scompaiono, e ritornano entrando a fare parte di questo bel mappazzone per dirla alla Bruno Barbieri.

Non mandiamocele a dire, io ho deciso di continuare con questa saga, perché mi fa ridere, ed é l'unico modo di affrontare questa lettura, e trovare qualcosa di positivo, se siete lettori esigenti un po' esigenti come me.

L'evoluzione della storia, il modo in cui si contorce la trama, mi fa sorridere perché vuole essere una sorta di thriller, ma non ce la fa, perché le scene "crude" sono così poco credibili che fanno solo cadere le braccia.

Questo volume certamente riserva più colpi di scena scioccanti, e anche molto infondati perché alcune situazioni sembrano assurde, non ci si spiega come gli altri personaggi non si rendano conto dei sotterfugi intentati, ma anche questo é il brutto della Maas o dei suoi editor, figura mitologica della quale non é ben nota la reale esistenza.

Se non altro gli intrecci amorosi non sono esattamente i protagonisti indiscussi della storia, sicuramente non mancano le scene soft porn alle quali ci ha abituati la Maas, ma non sono così tante come mi aspettavo (il che indubbiamente é un bene).

Finire queste 700 pagine é stato abbastanza drammatico, ma é stato un modo per divagare davvero ottimo, soprattutto se non si fa caso alle espressioni sessiste e ai cliché che popolano l'immaginario dell'autrice.

Aspetto con ansia il terzo volume?
No, non ne sentirei la mancanza, perché un libro all'anno di questa autrice satura completamente la mia periodica necessità di trash. 

Ma non nascondo che voglio proprio vedere dove andrà a parare.

martedì 22 marzo 2022

C'era una volta un orsetto - Jane Riordan & Mark Burgess


Ciao lettorə,
Ogni tanto ci vuole un po' di dolcezza, una storia che ci tenga lontano dalle cose negative della vita e che ci riporti all'infanzia tenera e spensierata.

É quello che fa Jane Riordan l'autrice di C'era una volta Winnie Puh... Con uno dei personaggi più amati di sempre.

L'orsetto di pezza giallo, ghiotto di miele  dalla fortunata penna di Milne a quasi 100 anni dalla sua prima pubblicazione, é ancora in grado di riscuotere successo con il racconto di una nuova dolcissima storia, incentrata sul suo incontro fra Christopher Robin e tutti gli amici abitanti del Bosco dei cento acri.

Qui di seguito trovate la trama di questa piccola chicca edita da Salani per la collana Nord Sud:

L'orsetto più amato di tutti i tempi è tornato. «Fu così che Christopher Robin chiese a Puh di raccontargli del Prima, tanto tempo Prima del suo arrivo al Bosco. Prima che lui conoscesse Winnie Puh, se un Prima esisteva, e Prima che Christopher Robin fosse abbastanza grande da aver dato a Puh il suo nome. Ed ecco quelle storie...» Prima, c'era soltanto un Orsetto tutto pancino e niente gambe sullo scaffale di un grande magazzino, in attesa di essere acquistato. Poi, quando Winnie Puh e Christopher Robin si sono incontrati, le loro meravigliose avventure hanno avuto inizio, fra tesori da seppellire, tane da costruire e vasetti pieni di miele...

Questo volumetto di appena 132 pagine nasce quasi 100 anni dopo la prima pubblicazione delle storie di questo famosissimo e simpatico orsetto, con lo scopo di raccontare il "prima" perché come dice Coniglio "C'è sempre un primache Gufo ci tiene a precisare é "da non confondersi con Anteriormente o Dinanzi, é un Fatto Concreto. Sarebbe a dire che é Vero e Reale. Dovresti trovare il tuo Prima, Christopher Robin, e raccontarlo a tutti noi".

E così Jane Riordan, supportata dalle magnifiche illustrazioni di Mark Burgess, ci racconta il Prima, quando il nostro Winnie era un orsetto senza nome su uno degli scaffali di Harrods e del suo primo incontro con il suo migliore amico Christopher Robin.

L'autrice é stata una perfetta emule di Milne, ha ripreso fedelmente lo stile, i modi di dire, ed anche i nomi dei personaggi.
Ritroviamo fra le pagine brevi filastrocche, e frasi in rima, oltre all'incantevole semplicità ed ingenuità dei ragionamenti, tipica dell'infanzia.

Anche le illustrazioni accompagnano la storia in maniera egregia, aggiungendo informazioni a ciò che il testo lascia sottinteso, creando un vero e proprio connubio di intenti, che é in grado di incantare anche i più piccoli. Burgess riprende il mood dei disegni del suo predecessore, ma li rielabora dando la sua impronta e mantenendo una sua identità, sensa annullarsi nell'emulazione.

Insomma questo é un gioiellino apprezzabile da grandi e piccini, che si legge nello spazio di una massimo due ore, e regala un po' di spensieratezza. Sensazione sicuramente rara in questi tempi così tanto interessanti.

Ringrazio Francesca di Coffee&Books per aver organizzato l'evento e Salani per la copia omaggio.


venerdì 18 marzo 2022

Il Re delle cicatrici - Leigh Bardugo







Ciao Lettori,

è giunto anche il mio momento per parlarvi di un titolo attesissimo per tutti gli amanti di Leigh Bardugo ed in particolare del Grishaverse.

Il re delle cicatrici lo abbiamo atteso in tantissimi: quale lettore che non si sia perso fra le storie ambientate a Ravka non ha desiderato approfondire la storia di Nikolai?

Impossibile non appassionarsi ad un personaggio così brillante, spiritoso, intelligente e mai scontato.
Questa dilogia avrebbe dovuto raccontarci qualcosa in più sul nostro amato re, collocandosi temporalmente alla conclusione degli eventi della Grisha Trilogy, eppure la brillante penna di Leigh Bardugo, questa volta, ha avuto qualche defaillance, dimostrando che a volte anche i migliori possono commettere degli errori. Vi lascio la trama in modo che possiate inquadrare il periodo al quale la nostra storia fa riferimento, e subito dopo, troverete le mie considerazioni in merito:


Nikolai Lantsov, sovrano di Ravka, corsaro, soldato, secondogenito di un re disonorato, ha sempre avuto un'innata propensione alle situazioni difficili, ma questa volta sembra dover fare i conti con qualcosa di impossibile, qualcosa che nessuno, tra la popolazione di Ravka, potrebbe mai immaginare. Come se non bastasse, per arrestare l'avanzata dei nemici che si assiepano lungo i confini del regno, il giovane re deve trovare un modo per riempire le casse dello Stato, stipulare nuove alleanze e fermare il nuovo pericolo che minaccia quello che un tempo è stato il glorioso esercito Grisha. Al suo fianco, però, c'è la fedele Zoya Nazyalensky, leggendario generale Grisha, che non si fermerà di fronte a nulla pur di aiutare Nikolai ad affrontare e sconfiggere il potere oscuro che alberga nelle profondità del suo cuore e che, rafforzandosi di giorno in giorno, minaccia di distruggere tutto quello che ha costruito. Zoya sa infatti che, come i Grisha non possono sopravvivere senza Ravka, tantomeno Ravka può sopravvivere a un re tanto indebolito. Nello stesso momento, nelle terre fredde del Nord, Nina Zenik sta combattendo la sua personale guerra contro coloro che vorrebbero spazzare via per sempre i Grisha. Ma per sconfiggere i pericoli che la attendono, sarà costretta a scendere a patti con il proprio terrificante potere e ad affrontare il dolore profondo e lacerante che porta nel cuore. Re, generale e spia di Ravka: tutti e tre nel corso del loro viaggio dovranno spingersi oltre i confini tra scienza e superstizione, magia e fede, rischiare il tutto per tutto per salvare una nazione spezzata, e accettare che alcuni segreti non sono fatti per restare sepolti e che certe ferite non sono destinate a guarire.

Parto con il dire che la prosa della Bardugo è sicuramente una spanna sopra rispetto a come l'avevamo lasciata quando ha scritto la Grisha Trilogy, la caratterizzazione dei personaggi resta sicuramente il suo punto forte, come anche la costruzione dell'ambientazione per la quale non si serve di lunghe descrizioni. Riesce, attraverso lo sguardo dei personaggi, a rendere tutto più snello senza appesantire ulteriormente la lettura con esercizi descrittivi noiosi.

La pecca principale di questo libro è stata senza dubbio la mancanza di eventi portanti nella tessitura della trama, tali da poterli eviscerare in 400 e passa pagine. Si è soffermata molto sulla situazione politica della Ravka del post-guerra, ma mancano degli elementi interessanti che spingano avanti la lettura, che personalmente, ho proseguito solo perchè mi aspettavo il colpo di scena eclatante, che ahimè non è mai arrivato.

Fino a metà libro gli eventi si trascinano, e solo nel finale ritroviamo quel brio alla quale Leigh ci ha ben abituati con Sei di Corvi, e che effettivamente, fa desiderare di proseguire la lettura del secondo capitolo di questa storia.

Altro punto in negativo è stata l'evoluzione di alcuni personaggi, che ho trovato eccessivamente scontata, come ad esempio la caratterizzazione di Zoya. Ne abbiamo abbastanza di eroine dal cuore gelido forgiato da eventi spiacevoli.

Allo stesso modo mi sarei aspettata qualcosa di più dal personaggio di Nikolai, che personalmente, ho amato moltissimo. In questo volume ho trovato solo l'ombra della persona che immaginavo di trovare, benchè il suo cambiamento sia plausibile rispetto all'evoluzione degli eventi, non lo trovo del tutto coerente.

Resta in ogni caso una bella lettura, forse non troppo scorrevole, e forse un gradino sotto rispetto alla dilogia dei Corvi, ma sicuramente è una storia che non può mancare sulle librerie di chi come me, ha amato queste vicende.

Ringrazio Alessandra di Raggywords per aver organizzato l'evento e la Mondadori per il file digitale.

giovedì 24 febbraio 2022

Arianna Jennifer Saint


Ciao Lettorə,

Arianna di Jennifer Saint é uno dei titoli più chiacchierati e più attesi di questo periodo, in quanto cavalca l'onda dei retelling della mitologia greca facendo seguito a titoli quali Circe e La canzone di Achille della Miller, che da qualche anno, ha creato un vero e proprio trend.

Saint promette di raccontare la storia del mito di cui tutti hanno sentito parlare, ma dal punto di vista di Arianna per ridare dignità al suo personaggio, fin troppo bistrattato dai racconti epici. Il presupposto é quello di dare lustro alla figura femminile attraverso la storia di Arianna, soffermandosi in particolar modo sul rapporto di sorellanza che intercorre fra le donne, a discapito della crudeltà tipica della figura maschile.
Non male come idea, ma lo sviluppo sarà stato all'altezza delle aspettative?
SPOILER: NI

Vi lascio qui la trama dopo la quale troverete le mie considerazioni:

Arianna e la sorella Fedra, principesse di Creta e figlie del temuto re Minosse, crescono ascoltando riecheggiare il rumore degli zoccoli del fratello, il Minotauro, nel labirinto costruito sotto il palazzo. Ogni anno, quattordici giovani ateniesi vengono sacrificati per placare la fame del mostro. Quando il principe Teseo giunge a Creta per immolarsi alla creatura, Arianna si perde nei suoi occhi verdi e se ne innamora follemente. Ma aiutarlo a scappare dal labirinto significherebbe tradire la famiglia e il regno, e la ragazza conosce fin troppo bene le implicazioni di un gesto simile. Assillata dai dubbi ma determinata a farsi valere, Arianna prenderà una decisione che ribalterà tanto la sua sorte quanto il destino di Fedra. Entrambe dovranno affrontare le conseguenze di una scelta coraggiosa e sovversiva, che le spingerà a mettere in discussione il proprio ruolo in quanto figlie, mogli e madri in un mondo in cui le donne non sono altro che pedine su una scacchiera dominata dagli uomini e dagli dèi. 


Partirei con il dire che Saint ha studiato davvero molto per scrivere questo libro. Ció si evince dal fatto che ha descritto in maniera minuziosa anche tutti i miti e le leggende collegate agli attori principali della storia. Un bellissimo esercizio di scrittura, indubbiamente, ma che ha appensantito tantissimo la storia. Non dispiace approfondire le vicende di Pasifae, madre di Arianna, e tutto il contorno relativo alla procreazione del Minotauro, ma il troppo storpia. Nelle prime 120 pagine si trova solo un continuo inanellare miti su miti, che spesso divagano troppo dalla narrazione principale e non sono assolutamente propedeutici allo sviluppo della trama. Sembra quasi di stare leggendo un comunissimo libro didattico di epica. 

Dal momento in cui Arianna viene finalmente piantata in Nasso, la scrittura prende un ritmo decisamente più fluido e meno ampolloso e prolisso, fino poi a rallentare nuovamente nelle ultime 80 pagine che sembrano non finire mai.

Ma il problema di questo scritto non é solo la farcitura mitologica, che magari a qualcuno può anche interessare, ma lo sviluppo dei personaggi, ed in particolare proprio quello di Arianna.

A seguito delle vicende che hanno coinvolto sua madre, Arianna si convince, a giusta ragione, del fatto che la collera degli dei, va sempre a discapito di qualche donna sventurata. A supporto di questa tesi vengono sciorinati vari esempi di donne martirizzate dagli dèi a causa delle azioni meschine degli uomini, fra queste Medusa, dalla quale Arianna desidera prendere "esempio"

<<Decisi che io avrei voluto essere Medusa 
Se un giorno gli dei mi avessero ritenuta imputabile per i peccati di un altro, se fossero arrivati a punirmi per le azioni di un uomo, non mi sarei nascosta. Avrei indossato la corona di serpenti, e sarebbe stato il mondo a fuggire da me. >>

Sfortunatamente questa dichiarazione, non ha assolutamente seguito. Saint costruisce il personaggio di Arianna come una donna debole, assuefatta dalla sete d'amore, e soggiogata dai suoi sentimenti prima per Teseo, poi per suo marito Dioniso e infine per i suoi figli. Ci viene mostrato il ritratto di una Arianna con una rabbia ribollente in corpo, che però non affiora mai nel momento giusto, rendendola succube, insignificante e stolta. Esattamente come nessuna donna mai vorrebbe sentirsi. 

Un po' meglio va per il personaggio di Fedra, che al contrario della sorella, é coraggiosa impulsiva e furba. Si apre, grazie a lei, anche un bellissimo capitolo sulla fragilità della maternità, e la depressione post partum che però non viene abbastanza approfondito ed elevato, ma sicuramente un tentativo da apprezzare. Fedra effettivamente, incarna un modello femminile molto più all'avanguardia, peccato che lo spazio che le viene riservato non é molto, e che soprattutto é il tipo di caratterizzazione che ci si sarebbe aspettato attribuito ad Arianna piuttosto che a lei.

Per quanto riguarda il fatto che Saint vuole che il suo libro sia rappresentativo della sorellanza femminile, direi che ha fallito anche in questo. Cosa c'è di solidale in due sorelle che vengono separate in giovane età e a nessuna delle due salta in mente di cercare l'altra? Giustificabile é Fedra che pensa che la sorella sia morta. Ma Arianna? Perché non parte alla sua ricerca?

Pur volendo estendere il concetto di solidarietà femminile a qualcosa che non sia legato al rapporto fra le due protagoniste, sono pochissime le scene in cui emerge il concetto.

Arianna dunque, é un brutto libro? No, ma non é neppure bellissimo. Ha una struttura molto didascalica, che semplicemente racconta il mito per quello che é senza fornire alcun valore aggiunto. L'autrice a mio avviso, si é tirata un po' la zappa sui piedi creando delle aspettative che difatti poi non sono state rispettate.
Il segreto per apprezzare questa storia secondo me, sta proprio nel fatto di approcciarsi senza aspettarsi grandi stravolgimenti.

Ringrazio la casa editrice per la copia omaggio e Valeria per aver organizzato l'evento.