venerdì 18 marzo 2022

Il Re delle cicatrici - Leigh Bardugo







Ciao Lettori,

è giunto anche il mio momento per parlarvi di un titolo attesissimo per tutti gli amanti di Leigh Bardugo ed in particolare del Grishaverse.

Il re delle cicatrici lo abbiamo atteso in tantissimi: quale lettore che non si sia perso fra le storie ambientate a Ravka non ha desiderato approfondire la storia di Nikolai?

Impossibile non appassionarsi ad un personaggio così brillante, spiritoso, intelligente e mai scontato.
Questa dilogia avrebbe dovuto raccontarci qualcosa in più sul nostro amato re, collocandosi temporalmente alla conclusione degli eventi della Grisha Trilogy, eppure la brillante penna di Leigh Bardugo, questa volta, ha avuto qualche defaillance, dimostrando che a volte anche i migliori possono commettere degli errori. Vi lascio la trama in modo che possiate inquadrare il periodo al quale la nostra storia fa riferimento, e subito dopo, troverete le mie considerazioni in merito:


Nikolai Lantsov, sovrano di Ravka, corsaro, soldato, secondogenito di un re disonorato, ha sempre avuto un'innata propensione alle situazioni difficili, ma questa volta sembra dover fare i conti con qualcosa di impossibile, qualcosa che nessuno, tra la popolazione di Ravka, potrebbe mai immaginare. Come se non bastasse, per arrestare l'avanzata dei nemici che si assiepano lungo i confini del regno, il giovane re deve trovare un modo per riempire le casse dello Stato, stipulare nuove alleanze e fermare il nuovo pericolo che minaccia quello che un tempo è stato il glorioso esercito Grisha. Al suo fianco, però, c'è la fedele Zoya Nazyalensky, leggendario generale Grisha, che non si fermerà di fronte a nulla pur di aiutare Nikolai ad affrontare e sconfiggere il potere oscuro che alberga nelle profondità del suo cuore e che, rafforzandosi di giorno in giorno, minaccia di distruggere tutto quello che ha costruito. Zoya sa infatti che, come i Grisha non possono sopravvivere senza Ravka, tantomeno Ravka può sopravvivere a un re tanto indebolito. Nello stesso momento, nelle terre fredde del Nord, Nina Zenik sta combattendo la sua personale guerra contro coloro che vorrebbero spazzare via per sempre i Grisha. Ma per sconfiggere i pericoli che la attendono, sarà costretta a scendere a patti con il proprio terrificante potere e ad affrontare il dolore profondo e lacerante che porta nel cuore. Re, generale e spia di Ravka: tutti e tre nel corso del loro viaggio dovranno spingersi oltre i confini tra scienza e superstizione, magia e fede, rischiare il tutto per tutto per salvare una nazione spezzata, e accettare che alcuni segreti non sono fatti per restare sepolti e che certe ferite non sono destinate a guarire.

Parto con il dire che la prosa della Bardugo è sicuramente una spanna sopra rispetto a come l'avevamo lasciata quando ha scritto la Grisha Trilogy, la caratterizzazione dei personaggi resta sicuramente il suo punto forte, come anche la costruzione dell'ambientazione per la quale non si serve di lunghe descrizioni. Riesce, attraverso lo sguardo dei personaggi, a rendere tutto più snello senza appesantire ulteriormente la lettura con esercizi descrittivi noiosi.

La pecca principale di questo libro è stata senza dubbio la mancanza di eventi portanti nella tessitura della trama, tali da poterli eviscerare in 400 e passa pagine. Si è soffermata molto sulla situazione politica della Ravka del post-guerra, ma mancano degli elementi interessanti che spingano avanti la lettura, che personalmente, ho proseguito solo perchè mi aspettavo il colpo di scena eclatante, che ahimè non è mai arrivato.

Fino a metà libro gli eventi si trascinano, e solo nel finale ritroviamo quel brio alla quale Leigh ci ha ben abituati con Sei di Corvi, e che effettivamente, fa desiderare di proseguire la lettura del secondo capitolo di questa storia.

Altro punto in negativo è stata l'evoluzione di alcuni personaggi, che ho trovato eccessivamente scontata, come ad esempio la caratterizzazione di Zoya. Ne abbiamo abbastanza di eroine dal cuore gelido forgiato da eventi spiacevoli.

Allo stesso modo mi sarei aspettata qualcosa di più dal personaggio di Nikolai, che personalmente, ho amato moltissimo. In questo volume ho trovato solo l'ombra della persona che immaginavo di trovare, benchè il suo cambiamento sia plausibile rispetto all'evoluzione degli eventi, non lo trovo del tutto coerente.

Resta in ogni caso una bella lettura, forse non troppo scorrevole, e forse un gradino sotto rispetto alla dilogia dei Corvi, ma sicuramente è una storia che non può mancare sulle librerie di chi come me, ha amato queste vicende.

Ringrazio Alessandra di Raggywords per aver organizzato l'evento e la Mondadori per il file digitale.

giovedì 24 febbraio 2022

Arianna Jennifer Saint


Ciao Lettorə,

Arianna di Jennifer Saint é uno dei titoli più chiacchierati e più attesi di questo periodo, in quanto cavalca l'onda dei retelling della mitologia greca facendo seguito a titoli quali Circe e La canzone di Achille della Miller, che da qualche anno, ha creato un vero e proprio trend.

Saint promette di raccontare la storia del mito di cui tutti hanno sentito parlare, ma dal punto di vista di Arianna per ridare dignità al suo personaggio, fin troppo bistrattato dai racconti epici. Il presupposto é quello di dare lustro alla figura femminile attraverso la storia di Arianna, soffermandosi in particolar modo sul rapporto di sorellanza che intercorre fra le donne, a discapito della crudeltà tipica della figura maschile.
Non male come idea, ma lo sviluppo sarà stato all'altezza delle aspettative?
SPOILER: NI

Vi lascio qui la trama dopo la quale troverete le mie considerazioni:

Arianna e la sorella Fedra, principesse di Creta e figlie del temuto re Minosse, crescono ascoltando riecheggiare il rumore degli zoccoli del fratello, il Minotauro, nel labirinto costruito sotto il palazzo. Ogni anno, quattordici giovani ateniesi vengono sacrificati per placare la fame del mostro. Quando il principe Teseo giunge a Creta per immolarsi alla creatura, Arianna si perde nei suoi occhi verdi e se ne innamora follemente. Ma aiutarlo a scappare dal labirinto significherebbe tradire la famiglia e il regno, e la ragazza conosce fin troppo bene le implicazioni di un gesto simile. Assillata dai dubbi ma determinata a farsi valere, Arianna prenderà una decisione che ribalterà tanto la sua sorte quanto il destino di Fedra. Entrambe dovranno affrontare le conseguenze di una scelta coraggiosa e sovversiva, che le spingerà a mettere in discussione il proprio ruolo in quanto figlie, mogli e madri in un mondo in cui le donne non sono altro che pedine su una scacchiera dominata dagli uomini e dagli dèi. 


Partirei con il dire che Saint ha studiato davvero molto per scrivere questo libro. Ció si evince dal fatto che ha descritto in maniera minuziosa anche tutti i miti e le leggende collegate agli attori principali della storia. Un bellissimo esercizio di scrittura, indubbiamente, ma che ha appensantito tantissimo la storia. Non dispiace approfondire le vicende di Pasifae, madre di Arianna, e tutto il contorno relativo alla procreazione del Minotauro, ma il troppo storpia. Nelle prime 120 pagine si trova solo un continuo inanellare miti su miti, che spesso divagano troppo dalla narrazione principale e non sono assolutamente propedeutici allo sviluppo della trama. Sembra quasi di stare leggendo un comunissimo libro didattico di epica. 

Dal momento in cui Arianna viene finalmente piantata in Nasso, la scrittura prende un ritmo decisamente più fluido e meno ampolloso e prolisso, fino poi a rallentare nuovamente nelle ultime 80 pagine che sembrano non finire mai.

Ma il problema di questo scritto non é solo la farcitura mitologica, che magari a qualcuno può anche interessare, ma lo sviluppo dei personaggi, ed in particolare proprio quello di Arianna.

A seguito delle vicende che hanno coinvolto sua madre, Arianna si convince, a giusta ragione, del fatto che la collera degli dei, va sempre a discapito di qualche donna sventurata. A supporto di questa tesi vengono sciorinati vari esempi di donne martirizzate dagli dèi a causa delle azioni meschine degli uomini, fra queste Medusa, dalla quale Arianna desidera prendere "esempio"

<<Decisi che io avrei voluto essere Medusa 
Se un giorno gli dei mi avessero ritenuta imputabile per i peccati di un altro, se fossero arrivati a punirmi per le azioni di un uomo, non mi sarei nascosta. Avrei indossato la corona di serpenti, e sarebbe stato il mondo a fuggire da me. >>

Sfortunatamente questa dichiarazione, non ha assolutamente seguito. Saint costruisce il personaggio di Arianna come una donna debole, assuefatta dalla sete d'amore, e soggiogata dai suoi sentimenti prima per Teseo, poi per suo marito Dioniso e infine per i suoi figli. Ci viene mostrato il ritratto di una Arianna con una rabbia ribollente in corpo, che però non affiora mai nel momento giusto, rendendola succube, insignificante e stolta. Esattamente come nessuna donna mai vorrebbe sentirsi. 

Un po' meglio va per il personaggio di Fedra, che al contrario della sorella, é coraggiosa impulsiva e furba. Si apre, grazie a lei, anche un bellissimo capitolo sulla fragilità della maternità, e la depressione post partum che però non viene abbastanza approfondito ed elevato, ma sicuramente un tentativo da apprezzare. Fedra effettivamente, incarna un modello femminile molto più all'avanguardia, peccato che lo spazio che le viene riservato non é molto, e che soprattutto é il tipo di caratterizzazione che ci si sarebbe aspettato attribuito ad Arianna piuttosto che a lei.

Per quanto riguarda il fatto che Saint vuole che il suo libro sia rappresentativo della sorellanza femminile, direi che ha fallito anche in questo. Cosa c'è di solidale in due sorelle che vengono separate in giovane età e a nessuna delle due salta in mente di cercare l'altra? Giustificabile é Fedra che pensa che la sorella sia morta. Ma Arianna? Perché non parte alla sua ricerca?

Pur volendo estendere il concetto di solidarietà femminile a qualcosa che non sia legato al rapporto fra le due protagoniste, sono pochissime le scene in cui emerge il concetto.

Arianna dunque, é un brutto libro? No, ma non é neppure bellissimo. Ha una struttura molto didascalica, che semplicemente racconta il mito per quello che é senza fornire alcun valore aggiunto. L'autrice a mio avviso, si é tirata un po' la zappa sui piedi creando delle aspettative che difatti poi non sono state rispettate.
Il segreto per apprezzare questa storia secondo me, sta proprio nel fatto di approcciarsi senza aspettarsi grandi stravolgimenti.

Ringrazio la casa editrice per la copia omaggio e Valeria per aver organizzato l'evento.

venerdì 11 febbraio 2022

La sostituta di Sophie Adriansen e Mathou


Ciao Lettorə,

Sono molto felice di poter scrivere la recensione di questa graphic Novel edita BeccoGiallo illustrata da Mathou e ideata da Sophie Adriansen.

Finalmente si inizia a parlare della maternità in maniera molto più realistica, e questo argomento, lo sento più che mai vicino essendo mamma di due bimbe.

In questo particolare frangente, le autrici si concentrano sull'esperienza della gravidanza e del puerperio (il delicatissimo momento che segue il parto), rappresentando attraverso delle illustrazioni semplici ma estremamente dirette, la storia di Marketa, della sua felicità nel momento in cui scopre la vita dentro di se, ma anche le sue paure, le sue ansie, il suo sentirsi impreparata ad essere indispensabile per qualcuno.

Finalmente viene sdoganato il ruolo di madre perfetta, felice e gioiosa, finalmente queste due autrici hanno avuto il coraggio di parlare della dicotomia con cui noi donne viviamo la maternità, che spesso é molto più traumatica, e molto meno bella di come ci viene raccontata.

In particolar modo, attualmente in Italia, c'è ancora difficoltà a parlare, e di conseguenza ad accettare il fatto, che noi donne dobbiamo essere aiutate durante questo percorso che non si limita al parto ed al puerperio. Diventare madre é un'esperienza traumatica, dolorosa, stressante. Il nostro corpo cambia e non abbiamo il potere di controllarlo, la nostra ansia di non essere all'altezza del compito che stiamo per andare a svolgere ci attanaglia, e non può essere esternata, perché subito ci viene tarpato il pensiero con la classica frase: "non preoccuparti sarà naturale, il tuo istinto materno si attiverà e saprai cosa fare". La sostituta ci viene in soccorso per spiegare che No carissimi tutt*, non funziona così! 

Il doverci sempre confrontare con l'immagine perfezionistica che ci viene somministrata dalla società, dalle pubblicità, dalle nostre stesse madri, ahimè non fa altro che accrescere il senso di disagio opprimente.

Poi arriva il momento del parto, al  quale purtroppo non si arriva mai preparate al 100% perché i corsi di accompagnamento alla nascita spesso edulcorano molto la situazione, che é in realtà dolorosa, lunga, esasperante e paurosa. Il personale medico manca di schiettezza, spesso liquidando la questione facendola passare per una cosa di routine, quando invece per una donna il parto é esattamente la frattura delle abitudini conosciute fino a quel momento.

Dopo la nascita di Zoe, Marketa é così stanca da non riuscire a prendersi cura della sua bambina, e le risposte del personale medico alle sue richieste non la aiutano a confidare nelle sue capacità. 

A Marketa, infatti dopo pochissime ore dalla nascita, mentre ha ancora spasmi muscolari, dolori atroci al ventre, le contrazioni, e ha difficoltà a stare seduta a causa dei punti che ha avuto nella zona perianale, viene portata la sua bimba per l'allattamento. 

Lei chiede all'infermiera del tempo perché non ce la fa neppure a tenerla fra le braccia, e viene guardata con pregiudizio, come se non volesse occuparsi di lei. 


Da lì iniziano tutta una serie di difficoltà che la faranno sentire meno pronta al ruolo che deve ricoprire, e desidera ogni giorno di più una sua sostituta che sia in grado di amare la sua bambina come lei é convinta di non riescire a fare.

Ciò ci porta a comprendere che non tutte le donne hanno l'istinto materno fin da subito, il più delle volte quello che viene imputato all'istinto é solo frutto di una conoscenza che va approfondita, un po' per volta.

All'inizio non é assolutamente inusuale o sbagliato provare avversione verso il bebè che é statə il motivo di tanto dolore, bisognerebbe solo avere qualcuno che possa aiutare la neo mamma ad adattarsi a questa nuova vita, e quel qualcuno dovrebbe essere in primis *l compagnə. Nel caso dei papà la legge Italiana non ci viene neppure incontro dal momento che solo quest'anno è stato introdotto un congedo di paternità lungo solo 10 giorni, che non bastano assolutamente.

La depressione post partum spesso é proprio frutto della frustrazione nel non riuscire subito a sopperire ai bisogni de* bebé, perché l'allattamento é doloroso, il corpo é dolorante, e c'è sempre dietro l'angolo una convenzione sociale secondo la quale fare le cose. La mamma che non allatta é sbagliata, la mamma che partorisce con il taglio cesareo è meno mamma, la mamma che affida il suo bimbo piccolo al nido perché deve tornare a lavorare è scellerata. 

Questo piccolo libriccino dovrebbero leggerlo tuttə, perché aiuta veramente a capire cosa affronta davvero la maggior parte delle donne, così magari come i cerchi che provoca un sassolino buttato nell'acqua, riusciremo ad avere la mente e gli occhi più aperti in merito a questi argomenti.

Ringrazio BeccoGiallo per la copia omaggio, ringrazio la dottoressa Chiara Gregori per la bellissima prefazione a questo lavoro stupendo, e ringrazio Giorgia per aver organizzato questo review party, che proprio in queste ore, si appresta a conoscere la vita che ha portato in grembo per nove mesi. 

A te dedico un pensiero profondo e solidale e ti offro tutta la comprensione e l'affetto necessari affinché tu non ti senta sola ad affrontare questa nuova avventura neppure per un istante.








mercoledì 2 febbraio 2022

La Dea In Fiamme - R. F. Kuang


La Dea in fiamme é l'ultimo capitolo della saga de La guerra dei Papaveri di Kuang.
È una trilogia che personalmente ho apprezzato, ma con alcuni alti e bassi.

Ad esempio il primo libro La guerra dei Papaveri mi aveva coinvolta solo a partire dalla seconda metà in poi, La Repubblica del Drago, ossia il secondo libro, è stato un capolavoro, ricco di azione fresco ed innovativo, con questo terzo volume c'è stato un piccolo calo rispetto al secondo, ma nulla che mi abbia impedito di divorare 600 pagine in pochissimi giorni.

Lo stile di Kuang resta senza dubbio semplice e diretto, ha un modo di affrontare descrizioni lunghe e onerose invidiabile.  Seppure il lettore sa che non sono necessarie ai fini della trama, resta incollato alle pagine facendosi catturare dalla loro crudele bellezza. 
Crudele è il termine giusto per descrivere anche il contenuto di molte scene di guerra, raccontate con una freddezza tanto cinica da riuscire in qualche modo a fare odiare anche solo il pensiero che la guerra possa essere una soluzione ai conflitti.

Fra i tre testi questo risulta essere in assoluto quello più scorrevole, anche se difatti gli eventi interessanti sono tutti ammassati dopo la metà del libro. La prima parte è perlopiù dedicata alle lotte di potere e alle strategie belliche, che per chi ama il genere, sono un vero lustro per gli occhi, data l'estrema accuratezza con la quale vengono descritte. 

Non mancano però qui e lì errori nella gestione della trama, ed anche nella caratterizzazione di alcuni personaggi principali, tra cui Rin, la protagonista, che persiste nel suo essere sempre eccessivamente stolta, ai limiti del ridicolo.

In compenso si tratta di libri che si collocano ad un livello molto alto, per la qualità della scrittura, per le tematiche affrontate e non per ultimo, per l'originalità dell'ambientazione.

Per cui i difetti che si riscontrano qui e lì sono sicuramente perdonabili considerando anche che si tratta dell'opera di esordio di questa bravissima autrice, che ci fa ben sperare ed attendere trepidanti altri suoi lavori.

Ringrazio Alessandra di Raggywords per aver organizzato l'evento e Mondadori per la copia omaggio.

Alla prossima!


venerdì 28 gennaio 2022

Violet e il libro proibito Kelly Barnhill

 Ciao Lettor3,


bentrovati su questi schermi, quella di oggi è una recensione alla quale tengo particolarmente, perchè Violet e il libro proibito, è stata una lettura sorprendentemente bella sotto molti punti di vista. Anzi la parola chiave che serve a descrivere meglio questo testo, penso sia proprio: Innovazione.

Parto subito con il dire che si colloca nell'ambito della narrativa per ragazzi, con età di lettura 10+ ma sono certa che anche persone diversamente giovani, come la sottoscritta, saranno in grado di apprezzare questa storia dal sapore fiabesco. 

Intanto vi lascio la trama così da potervi fare un'idea di quello di cui andremo a parlare più avanti:


Nelle fiabe, tutte le principesse sono bellissime, i draghi orrende e spietate creature e le storie… semplici e innocue storie. Ma questa non è affatto una fiaba come le altre. Nel regno di Andulan, la figlia del re si chiama Violet. È una ragazzina solitaria, con gli occhi di colore diverso e una massa di ricci che le nasconde la faccia. Si vede brutta, e questo la rende insicura. C’è solo un momento in cui non si sente sbagliata: quando racconta storie. Perché Violet è una lettrice voracissima e una voracissima narratrice di favole. Se apre bocca rapisce tutti, dalle dame di corte al più umile dei servitori. Quando insieme al suo migliore amico, Demetrius, trova nei sotterranei del castello un misterioso libro, è convinta di aver scoperto una miniera di storie che cambierà la sua vita. E la sua vita cambia, ma non come aveva immaginato… Dal polveroso tomo si leva la voce spaventosa di una divinità dimenticata, che inizia a sussurrare ai servitori, alle ancelle, al popolo, ammaliando l’intero reame. Ammalia il re, offrendogli l’opportunità di catturare l’ultimo drago sopravvissuto. E ammalia la principessa Violet, con l’illusione di renderla bellissima. Ma ogni parola sussurrata dal libro proibito ha un prezzo, e tremende conseguenze. E Violet, per salvare il regno, dovrà trovare il modo di ascoltare solo le voci amiche, e di raccontare l’unica storia che potrà guarire il suo mondo.


L'ambientazione ricalca moltissimo quella delle classiche fiabe. Tutto, o quasi, si svolge all'interno di un castello che ha la particolarità di mutare la disposizione delle proprie stanze o dei corridoi, nascondendo passaggi segreti di ogni sorta. Il world building è volutamente reso con i classici topoi fiabeschi, poichè è quello che poi farà da contrasto e farà emergere ancor di più la particolarità di questa storia. Anche se, leggendo leggendo, anche l'ambientazione assumerà delle sfumature nuove, ampliandosi fino ad abbracciare lo schema del multiverso, che è sicuramente qualcosa di innovativo abbinato al genere fantastico.

Sono i personaggi il punto di forza di questa storia in quanto completamente in antitesi a quelli a cui siamo solitamente abituati: Violet è una pricipessa diversa in tutto e per tutto dal solito. Molto curiosa, coraggiosa e ardita ha la particolarità di non essere bella con l'asimmetria del suo viso, un occhio diverso dall'altro ed i capelli crespi. Inizialmente non si fa condizionare dalla particolarità del suo aspetto, ha due genitori che la amano, un caro amico e tutto l'affetto del suo popolo. Tutto cambia quando nel raccontare una storia che ha come protagonista una principessa "brutta", il suo mentore le fa notare che le principesse non possono essere brutte, altrimenti non sono principesse. Da qui in poi Violet inizia a guardare il suo riflesso nello specchio, e a porsi domande in merito al suo valore in quanto induviduo. A volte trova spiegazioni razionali e si fa forte del fatto che l'aspetto fisico non possa incidere sul suo carattere, altre invece, si fa trascinare dalle aspettative e dagli standard che la società si aspetta da lei. Una bella chiave di lettura da sottoporre ad un pubblico giovane, per arginare il problema dell'impatto che i social e la loro finzione hanno sulla vita dei ragazzi, un modo per concretizzare il fatto che non tutto è come sembra, ma soprattutto aiuta a comprendere che essere diversi non vuol dire essere sbagliati.

Violet non è di certo la prima principessa coraggiosa che incontriamo, anche la Disney, famosa per aver prodotto esempi non esattamente sani, si sta pian piano adeguando al concetto che il coraggio, l'avventatezza, la sfontatezza non sono caratteristiche legate al genere. Lei però è la prima principessa brutta, consapevole e fiera del suo aspetto, nella quale ho avuto il piacere di imbattermi.

Gli altri personaggi non sono da meno, perchè nel racconto di Barnhill nulla è come sembra: abbiamo un re bonario amante della scienza che preferisce gestire i conflitti con il dialogo e non con la forza, un drago fifone, che di cattivo e spietato ha ben poco, un giovane stalliere che ama gli animali, li comprende e fa di questi sentimenti il suo punto di forza, Dei buoni, ma anche Dei malvagi e costretti alla servitù.

Un altro bellissimo aspetto di questo libro è che sia davvero tanto tanto inclusivo, fra le fila dell'esercito di Alandi ci sono guerriere e guerrieri, falconiere, generalesse. Ancora una volta, il genere non prevarica sulle capacità dell'individuo, per cui è facile imbattersi in donne vestite di ruoli che da sempre sono stati ricoperti da figure maschili.

Se proprio si deve trovare un difetto a questo libro, è il fatto che le illustrazioni non sono state molto rappresentative della storia, si parla di una principessa brutta, ma nella rappresentazione che ne fa Iacopo Bruno, non si colgono aspetti importantissimi della caratterizzazione dei personaggi.

Questo per me è stato abbastanza disturbante, ma di certo non ha sminuito quella che è stata una lettura bella ed appassionante sotto moltissimi punti di vista.

Ringrazio la DeAgostini per la copia omaggio e Francesca di https://coffeeandbooksgirl.blogspot.com/ per aver organizzato l'evento.






giovedì 13 gennaio 2022

Perché il Re degli Elfi odiava le storie - Holly Black


Bentornatə lettorə,

Con questo articolo diamo ufficialmente inizio ad un nuovo anno insieme su questo blog, nella speranza di potervi ancora fare compagnia con le mie recensioni augurandomi che possano essere un po' più positive di quelle scritte durante l'anno scorso.

Direi che iniziare con Holly Black il mio 2022 é stata una buona scelta. Reduce da un forte blocco del lettore, ho letto la trilogia The Folk of the air (Il principe Crudele, Il Re Malvagio e La Regina del nulla) per cercare di uscire in qualche modo da questa crisi mistica, e devo dire che sono davvero rimasta piacevolmente colpita dalla saga, che immaginavo essere molto più trash e invece...sorpresa!

Per cui quando grazie ad Ambra di Paranormal books lover mi si é presentata l'occasione di leggere in anteprima questo spin off sul Re degli Elfi alias Cardan, non me la sono fatta sfuggire.

Perché il Re degli Elfi odiava le storie, é un libriccino illustrato meravigliosamente da Rovina Cai, e strutturato come se fosse una raccolta di novelle che raccontano gli episodi salienti della vita di Cardan da quando era bambino finché non é stato incoronato Re, andando anche oltre, regalandoci qualche scorcio della vita dei sovrani dopo la fine degli eventi raccontati nell'arco della trilogia.

É un libro che io ho apprezzato davvero molto, perché mi ha aiutata a comprendere meglio la natura di questo personaggio che sembrava essere il classico cattivo per i fini di trama ma senza motivi reali, invece grazie a questa appendice scopriamo come sono avvenute le vicende dal suo punto di vista.

Questo libriccino si legge in un soffio grazie al fatto che i vari episodi sono stati narrati come fossero delle fiabe, quindi non utilizzando la prima persona singolare, che ha disturbato non poco la lettura della trilogia, poichè una scelta narrativa che, personalmente, non trovo di mio gusto in quanto molto limitante sotto vari punti di vista.

Impossibile inoltre non spendere una parola di elogio per le illustrazioni, che si sposano benissimo con l'atmosfera che la Black ricrea e con l'idea che mi ero fatta immaginando i nostri cari Jude e Cardan.

Insomma una chicca che gli appassionati di questa saga non possono assolutamente perdersi.

Ringrazio Mondadori per la copia e ne approfitto per segnalarvi qui di sotto gli altri blog che hanno dedicato un articolo a questa nuova uscita.

Alla prossima!

martedì 28 dicembre 2021

The furry thing Kamwei Fong


Ciao lettorə,

Se anche voi siete de* gattarə  sfegatatə, siete nel posto giusto poiché oggi parleremo di The Furry Thing, un catalogo delle opere più simpatiche e famose dell'artista Kamwei Fong, il quale é diventato famoso per le sue rappresentazioni di felini, tanto che anche Uniqlo ha utilizzato uno dei suoi gatti come "fashion icon" di una delle sue collezioni.

Inoltre, attualmente, molti dei suoi lavori sono esposti in diverse gallerie d'arte fra cui quelle di Parigi e Taiwan, ma infondo, diciamoci la verità, chi non apprezza i suoi disegni o odia i gatti o mente.

In Italia attualmente, i suoi lavori sono stati pubblicati dalla BeccoGiallo (che ringrazio per la copia omaggio) in un albo che raccoglie alcune delle sue opere più famose e belle.


Ma cosa bisogna aspettarsi aprendo questo libro?

Gatti

Gatti in tutte le loro forme, espressioni, atteggiamenti, attitudini.

Chi, come me, possiede un gatto non può fare a meno di constatare quanto sia stato accurato il lavoro di Fong nel raccogliere, studiare e riportare su carta le vibes che sono in grado di trasmettere questi bellissimi animali attraverso il loro sguardo e la loro posa.

L'artista infatti basa l'efficacia della sua arte sulla semplicità, le sue illustrazioni sono tutte in scale di grigi, bianco e nero e tutti i soggetti ritratti, non hanno altro che corpo orecchie ed occhi, per trasmettere a chi li osserva sensazioni di vario genere.

Semplicità e ricercatezza sono temi ricorrenti nello stile dell'artista che sfrutta l'antichissima tecnica del tratteggio incrociato per riprodurre in maniera singolare forme e volumi. 

Il tratteggio, in genere, è la prima cosa che apprende un artista e viene in genere utilizzata per le bozze dei disegni, per creare un'idea di ciò che poi sarà il chiaroscuro o lo studio del volume dell'opera.
Kamwei Fong invece fa di questa tecnica per le bozze, il suo tratto distintivo. Nel libro infatti, viene spiegato dallo stesso artista, attraverso una sorta di intervista, il making of dei suoi disegni, ed é stato davvero interessante scoprire come sia iniziato il suo percorso.

I suoi "ritratti" felini, sono spesso accompagnati dalle frasi dell'autore che dovrebbero spiegare la provenienza dell'ispirazione.

Che dire ancora? Penso che sia il libro che ogni gattarə che meriti tale titolo, debba possedere nella sua libreria anche solo per collezione.

Spero di avervi incuriositə e se non l'ho fatto io, passate dalle mie colleghe che sicuramente sapranno accattivarvi.

Alla prossima!